Roma sparita

16 aprile 2021

Roma sparita. Il 1° maggio, il ballo dei guitti e altri balli.



La festa del 1° maggio in europa nasce il 20 luglio 1889, e precisamente a Parigi. Durante il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese, nasce l'idea di organizzare una grande manifestazione in una data stabilita, che in seguito ricorderà l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori.
Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue. 

Già prima di tutto questo, a Roma sparita maggio era un mese in cui i romani festeggiavano in allegria contagiati dall'arrivo della primavera. E  forse rimaneva un antico ricordo delle tradizione di roma antica legate alla primavera, al risvegliarsi della natura, alle feste legate al mondo rurale...che si festeggiavano a fine aprile -inizio di maggio.
Curiosando nei testi di Giggi Zanazzo.  In questo periodo dell'anno a Roma sparita c'era un appuntamento imperdibile il ballo dei guitti .
Si svolgeva proprio il 1 maggio vedeva una vasta partecipazione del popolo romano come sempre pronto a festeggiare e a divertirsi.
Madama Lucrezia

Ne parla  Giggi Zanasso definendola una  
festarella, che però già alla sua epoca, doveva essere solo un ricordo.
Il luogo stabilito per radunarsi e partecipare al ballo dei guitti era piazza San Marco davanti alla statua di Madama Lucrezia
Era questa una delle famose statue parlanti di Roma, che in occasione del 1 maggio veniva adornata con collane di aglio e cipolla, nastri di tutti i colori, carote.
Il ballo costituiva uno spettacolo molto divertente che rapidamente attraeva gente di tutte le categorie sociali.
La festa si svolgeva così. Prima di tutto i guitti mimavano un gioco simile a quello chiamato "a fà li sposi". Ogni uomo si doveva scegliere una donna qualunque come finta sposa, quindi ogni coppia, prima di cominciare a ballare, si presentava davanti a Madama Lucrezia e faceva finta di sposarsi, come se la statua fosse il sindaco o il curato. 
Poi davanti alla statua di madama Lucrezia si cominciava a ballare e si poteva veder di tutto..mendicanti, artisti di strada, tipi eccentrici che si agitavano quasi in un rituale dionisiaco.... 
Nonostante si trattasse del ballo di guitti, non c'erano soltanto miserabilima anche coppie che si fingevano tali.
B. Pinelli- Saltarello, 
ballo romano
E la folla che assisteva al ballo era affascinata proprio da queste coppie vistosamente addobbate  e formate da bellissime popolane del rione Monti, che destavano molta ammirazione negli uomini presenti. 
C'erano poi anche i veri guitti... coppie formate da sbandati, da mendicanti, da artisti di stradadonne con gambe a X, gobbi e gobbe. 
Che divertimento per il pubblico intorno vedere tutti questi sgorbi ballare il saltarello!! E non mancavano le coppie di vecchi bacucchi, di sciancati che si infervoravano anche loro a ballare, facendo boccacce e gesti strani che sembravano divertire anche la imperturbabile madama Lucrezia..Insomma risate a crepapelle!

Il Saltarello 
Wilhelm Marstrand,
Salterello,1869 (collezione privata)
Era la danza popolare tradizionale in voga a Roma nell’Ottocento, caratterizzata da movimenti rapidi e vivaci eseguiti con i piedi e con le braccia: alzate in alto, con le mani sui fianchi, prendendo il grembiule (per la donna) con una mano e agitandolo disteso davanti a sé con le due mani. Si ballava in due, al suono della chitarra o del tamburello, nelle osterie e all’aperto in occasione della fine di lavori agricoli come la vendemmia, la mietitura o la raccolta delle fragole. Caratteristica del saltarello era il passo saltato o bilanciato eseguito saltando ora su un piede ora sull’altro, sul posto o spostandosi in avanti e indietro oppure girando su sé stessi. Il salto era sottolineato da un colpo più deciso del tamburello.

7 aprile 2021

Roma sparita. Elemosine per l'incoronazione del Papa.

L'incoronazione del papa è sempre una grande festa e un'occasione speciale per la curia pontificia e il mondo cattolico.
A Roma sparita era speciale anche per il popolino
Curiosando nei testi di Giggi Zanazzo. 
Secondo un'antica tradizione, quando un nuovo papa era eletto si faceva un' elemosina a tutti i poverelli, sia uomini che donne. E a Roma sparita gli indigenti, i mendicanti erano proprio tanti!!
A tal proposito si seguiva un rituale che prevedeva l'entrata di tutti i postulanti nel cosìdetto Cortilone del Belvedere dentro il palazzo apostolico in Vaticano. Una folla che poi passava uno ad uno davanti a alcuni uomini incaricati dal papa neo-eletto di distribuire una moneta, consistente quasi sempre in un grosso.

C'erano però delle eccezioni! 
Una elemosina maggiore, ammontante ad un paolo (il doppio del grosso) veniva data alle donne gravide spesso accompagnate dai figlioli. 
Anche altre donne, con doti esteriori che attiravano l'attenzione degli uomini che distribuivano l'elemosina, erano premiate con il paolo. 
Immaginiamo il clamore che tale situazione poteva suscitare fra le donne romane senza peli sulla lingua (vedi a tal proposito anche il Sonetto di G.G. Belli Er grosso a Bbervedé).
Se invece per caso fra le monete da distribuire capitava un mezzo-grosso, venivano penalizzati i vecchi, che dopo aver fatto la fila si ritrovavano in mano solo una monetina. 
Si trattava in tutti i casi di monete d'argento. 

Gli imbrogli
Oltre a questa disparità di trattamento, la distribuzione di monete ai poverelli dava luogo a imbrogli da parte degli incaricati di questa operazione. 
Utilizzando la furbizia lucravano  qualche moneta dalla distribuzione di denaro. 
Come? Le monete erano contenute in una specie di cartoccio (o rotolo) e  nel farle cadere nel bacile (bacinella), questi inservienti stringevano il cartoccio molto più in alto, in modo tale che nel fondo restassero alcune monete, che prontamente intascavano. 
Cortile del Belvedere
in Vaticano
Nel Sonetto che segue il Poeta romanesco Belli chiarisce il suo pensiero assolutamente contrario a queste umilianti elemosine e altresì denuncia, con la forza dei suoi i suoi versi,  l'imbroglio fatto a danno dei poveri.

Er grosso dell'incoronazzione.
Duncue lo vôi sentì si pperché ttosso?
Perché dd’avanti all’arba inzin’a mmone
Sò stato a bbervedé lì de piantone
Iggnud’e ccrudo e cco la guazza addosso.
Eppoi quann’è stat’ora de dà er grosso
Cianno uperto un spirajjo de portone
Pe infilacce un’a uno ar cortilone,
Come se fa a l’agnelli er zegno rosso.
Ladri futtuti! a mmé mmezzo grossetto
M’hanno dato a lo sbocco der cortile,
E a cquarche ddonna poi fino un papetto. 2
E ar vortà li cartocci in ner bascile,
Se tienevano er fonno immano stretto
Rubbanno un cuartarolo oggni bbarile.3
7 gennaio 1832 - Der medemo


[Versione. Dunque vuoi sapere perchè tossisco? Perchè prima dell'alba sono stato al belvedere come un piantone nudo e crudo e con la rugiada addosso. E poi quando è venuta l'ora di dare il grosso (moneta) ci hanno aperto uno
spiraglio del portone per infilarci uno ad uno nel cortilone, come si fa quando agli agnelli si fa il segno rosso. Ladri fottuti! A me mezzo grosso mi hanno dato all'uscita dal cortile, e a qualche donna invece fino a un papetto (altra moneta). E nel vuotare i cartocci (rotoli di monete) nel bacile, si tenevano il fondo stretto con la mano rubando un quartarolo per ogni barile.

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Note

  1. Salta
     Nella ricorrenza dell’incoronazione del Papa si distribuisce un mezzo paolo di elemosina a chi si presenta. A questo fine s’introducono tutti i postulanti nel così detto Cortilone di Belvedere nel Vaticano, e facendoli passare ad uno ad uno è loro dato il grosso.
  2. Salta
     Ordinariamente le donne non prive di meriti esterni, e capaci di eccitare qualche sentimento di più ne’ pietosi animi de’ distributori, ottengono una elargizione maggiore della consueta, talora per cagioni anticedenti, talora per motivi susseguenti. Né poi è raro che tra la moltitudine de’ grossi siasi cacciato qualche mezzo-grosso, il quale la mala combinazione fa sempre toccare al vecchio o alla vecchia.
  3. Salta
     Gli onorevoli distributori, nel votare i cartocci nel recipiente d’onde si tolgono i grossi per distribuirli, sogliono stringerlo con la mano alquanto
    al di sopra del fondo, e poi intascano la cartaccia, ove talvolta rimane un quarto dell’intiero.

4 aprile 2021

Il Chracas: il primo giornale di Roma.

A Roma il precursore dei giornali fu il famoso Diario di Roma o Diario d'Ungheria, detto comunemente Cracas dal nome degli editori.

La sua pubblicazione si deve all'iniziativa di Luca Antonio Chracas e di suo figlio Giovanni, con il primitivo intento di rendere di pubblico dominio le notizie della guerra che si combatteva in Ungheria fra l'imperatore Carlo VI e il sultano Achmet III. Le notizie giungevano a Roma da Vienna per mezzo del corriere ordinario. 

L’idea ebbe fortuna: cessata nel 1719 la guerra, il giornale seguitò ad uscire e divenne in breve tempo il più importante di Roma

Era di formato molto piccolo, con un numero di pagine che variava da 12 a 34; a volte era presente un supplemento, detto Aggiunta, Succinto Diario, Diario aggiunte, di dodici pagine. 

Gli editori. 

Per quarant’anni, fino al 1771 anno della sua morte, la redazione del giornale fu completamente nelle mani di Caterina Chracas, figlia anch'essa di Lucantonio e arcade romana. Le succederanno nel tempo l'abate Vincenzo Giannini, Gaetano Cavalletti, l'abate Pietro Magnani e Giovanni de Angelis.

Il giornale ebbe inizio il 5 agosto 1716 con il titolo Diario Ordinario d’Ungheria; poi dal 12 ottobre 1718 assunse il titolo di Diario Ordinarioper proseguire e terminare la pubblicazione come Diario di Roma (1808-1836).

Vicende del giornale. Nel corso degli anni il giornale ebbe alterne e complesse vicende. 
Inizialmente usciva il sabato con il titolo Diario Ordinario d'Ungheria, riportando notizie esclusivamente militari provenienti dall’estero; a partire dal 1718, diventò bisettimanale e vi cominciarono a comparire cenni di cronaca romana, il titolo cambiò in Diario Ordinario e tale rimase fino a tutto il 1774.

Inoltre dal 1721 il Diario, generalmente di dodici pagine, si stampò tre volte alla settimana: 

  • il mercoledì portava le notizie dall'Italia e dall'estero; 
  • il venerdì solo dall'estero, 
  • il sabato solo da Roma, con ventiquattro pagine, che potevano arrivare anche a trentasei quando vi si aggiungevano notizie estere. Nelle notizie del sabato erano comprese anche quelle ecclesiastiche. 
Dal 1768 si passò a due numeri settimanali
  • il venerdì con le notizie prima dall'Italia e poi dall'estero 
  •  il sabato con le notizie da Roma
La vita del giornale seguitò ad essere molto movimentata, nella forma e nella continuità.
Durante la Repubblica Romana non uscì dal 15 dicembre 1798 al 5 ottobre 1799.

 Lavoro febbrile in tipografia 

Dopo la proclamazione della libertà di stampa

Incisione colorata, XVIII secolo,


Diario di Roma
Successivamente cambiò il titolo in Diario di Romapoi sospese le pubblicazioni nel luglio 1809, quando il Papa venne “deportato” in Francia da Napoleone. 
Riapparve nel 1814 con la Restaurazione e nel 1848 la testata si trasformò definitivamente in Gazzetta di Roma. 
Le notizie pubblicate
Fino al 1894 il Cracas pubblicò, in breve o per esteso, gli avvenimenti religiosi, politici e militari della città e le notizie che ad essa pervenivano dall'Italia e dall'estero, diventando per i posteri una ricchissima fonte di notizie per ricostruire storia e soprattutto cronaca di quei due secoli.

Il Chracas è una delle fonti più utili per lo studio della vita politica, artistica e culturale dal Settecento alla prima metà dell’Ottocento.

Si presenta come una serie di cronache dettagliate degli eventi storici, artistici, religiosi e mondani dal 1716 al 1838 in Ungheria, in Polonia, a Stoccolma, Strasburgo, Venezia, Roma, ecc.

La raccolta completa si trova presso la Biblioteca Casanatense di Roma ed è digitalizzata 

clicca qui [...]

Del Cracas la Biblioteca Casanatense possiede la raccolta completa 1716-1836 (mancano aprile-maggio 1809 e agosto-ottobre 1831) per un totale di 613 volumi in 8°. 

Diario ordinario d’Ungheria (1716-1718)

Diario ordinario (1718-1808)

Diario di Roma (1808-1836)

3 aprile 2021

Roma sparita. Proverbi cosìdetti "igienici" cioè riferiti alla salute


A Roma sparita per tirare avanti, a causa delle difficili condizioni in cui si viveva, serviva la proverbiale saggezza popolare, che caratterizzava da sempre il popolo romano. 


A tale proposito i proverbi più diffusi, tutti basati su questa virtù molto romana, riguardano moltissimi aspetti del vivere quotidiano e il  poeta Giggi Zanasso li raccoglie e trascrive, definendoli igienici, perchè
quasi sempre riferiti alla salute.  
Riportiamo i proverbi romani, alcuni dei quali giunti fino a noi, con la relativa versione in rosso. (1.

1. Amore, rógna e ttósse nun s’anniscónneno.
  Amore, rogna e tosse non si possono nascondere.
2. Grassezza fa bbellezza.
 La grassezza è segno di bellezza.
3. Li nèi so’ bbellezze.
I nei sono un pregio.
4. L’acqua fa bbelli l’occhi.
L'acqua purifica gli occhi.
5. Moje, pippa e ccane, nun s’imprèsta manco ar compare.
 Moglie, pipa e cane non si prestano neanche al compare.
6. Beata quella verga che nun porta fiji.(???)
7. Donna de bbôna razza fa prima la femmina e ddoppo er maschio.
Donna di buona razza partorisce prima la femmina e dopo il maschio.
8. Chi ccià ffiji cià mmalanni.
Chi ha figli ha guai.
9. Li peccati de li padri li sconteno li fiji.
I peccati dei padri ricadono su i figli
10. Er sangue nun è acqua.
 Il sangue non è acqua (riferito ai legami di rarentela)
11. È mmejo che ppiagni er fijo che la madre.
E' meglio che piange il figlio piuttosto che la madre.
12. Le crature stanno sempre a bbecco a mmòllo come l’ucèlli.
Le craeature mangiano continuamente come gli uccelli.
13. Panza pizzuta; fijo maschio.
Se la pancia è a punta, il figlio sarà maschio.
14. Majali e ffiji come l’allèvi li piji.
15. Chi ppresto addenta, presto sparènta.
16. Li dolori der parto se scordeno prèsto.
I doloir del parto si scordano presto
17. Donna pelosa, o mmatta o virtuosa.
Donna pelosa o matta o virtuosa
18. Chi allèva un fijo l’allèva matto; chi allèva un porco l’allèva grasso.
Chi alleva un figlio lo alleva matto, chi alleva un maiale lo alleva grasso(??)
19. Madre bbrutta fa li fiji bbèlli.
Madre brutta fa i figli belli
20. Fiji e affanni, scurteno l’anni.
Figli e affanni, accorciano gli anni
21. Mòreno ppiù agnèlli che ppècore.
Muoiono più agnelli che pecore (riferito all'età delle persone)
22. Créscheno l’anni e ccréscheno li malanni.
Con gli anni crescono i malanni 
23. Gallina vecchia fa bbon bròdo.
La gallina vecchia fa il brodo buono (riferito all'età della donna)
24. Gioventù ddisordinata fa vvecchiaja tribbolata.
 Chi da giovane fa una vita disordinata, farà una vecchiaia tribolata
25. La vecchiaja nun vô ggiôco: ma vô vvino, callo e ffôco.
La vecchaia non vuole gioco: ma vuole vino, caldo e fuoco.
26. La gioventù vô er su’ sfògo.
La gioventù vuole divertimento.
27. La Francia s’arivede in vecchiaja.
Chi non muore si rivede


28. Er giovine ha dda morì’ er vecchio deve.
Il giovane morirà dopo, il vecchio deve morire subito.
29. Li compagni der vecchio babbeo, sò’ la scatola, l’occhiali e’ ’r pallone.
I compagni del vecchio babbione sono la scatola, gli occhiali e il pallone.(??)
30. Vecchia zzitella fa ggiovine madre.
La vecchia zitella accompagna la giovane madre.
31. Aprile, dorce dormire.
Aprile dolce dormire (riferito all'arrivo della primavera)
32. De Marzo cresci panni; d’Aprile nun t’alleggerì’; de Maggio vacce adacio; de Giugno bbutta er cuticugno.
A Marzo copriti di più, ad aprile non ti alleggerire, a Maggio vai adagio, a giugno butta il soprabito.
33. Pregamo er Patreterno ch’estate sii d’estate e inverno sii d’inverno.
Preghiamo il Padreterno che l'estate sia estate e l'inverno sia inverno.
34. Chi nnasce de marzo, è mmatto.
Chi nasce di marzo è matto
35. Cattivo inverno fa cattivo istate.
Un inverno cattivo, porta una estate cattiva
36. Primo d’agosto, capo d’inverno.
Il primo agosto, inizia l'inverno.
37. La quaja d’agosto cià la frebbe ggialla su la códa.(??)
38. Chi nnasce môre.
Il nascere si porta dietro anche la morte.
39. Se cammini cor culo, ma sse campi. (??)
40. La morte e la vita stanno i ’mmano de Dio.
La morte e la vita stanno in mano di Dio
41. Oggi in figura, domani in sepportura.
Oggi in piedi, domani nella tomba (riferito alla brevità della vita)
42. Tigna e rógna, antro male nun ciabbisògna.
Tigna e rogna  come malattie bastano
43. A la salute nun c’è pprèzzo.
La salute non ha prezzo.
44. Se dice a l’ammalati: poco e spesso.
Si dice agli ammalati: (mangia) poco e spesso.
45. N’ammazza ppiù la góla che la spada.
Ne uccide più la gola che la spada (riferito all'ingordigia)
46. Piedi calli e ttesta fredda.
Piedi caldi e testa fredda.
47. Casa senza sole: mèdico a ttutte l’ore.
Casa senza sole, medico a tutte le ore.
48. Indove nun c’entra er sole, c’entra er medico.
Dove non entra il sole, entra il medico
49. Frebbe quartana: ammazza li vecchi e li ggiovini sana.
febbre quartana: ammazza i vecchi e risana i giovani.
50. Braccio ar collo e ggamme a lletto.(??)
51. Dieta e sservizziali, guarischeno tutti li mali.
Dieta e clisteri .. guarsiscono tutti i mali.
52. Chi nun crede ar dolore, guardi er colore.
Chi non crede al dolore, guardi il colorito.
53. Er male deve fa’ ’r su’ corso.
La malattia deve fare il suo corso
54. La rosalìa tre ggiorni cresce e ttre ggiorni cala.
La malattia chiamata rosalia cresce per tre giorni, e dopo cala per tre giorni.
55. Lascia er fôco ardente e corri a ddonna partorènte.
lascia il fuoco che arde e corri dalla donna che partorisce.
56. Chi mmagna campa, e cchi ddiggiuna crèpa.
Chi mangia campa, e chi digiuna muore
57. Gnènte è bbôno pe’ ll’occhi(??)
58. Er medico pietoso fa la piaga puzzolènte.
Il medico pietoso rende la piaga puzzolente
59. Mejo ar fornaro che a lo spezziale.
meglio dal fornaio che dal farmacista.
60. È mmejo a ppuzzà’ dde vino che d’acquasanta.
E' meglio l'odore del vino che quello dell'acquasanta (riferito ai sacramenti somministrati prima di morire)
61. E mmejo a ssudà’ cha stranutà’.
Fa meglio sudare che starnutire
62. Chi ppiscia chiaro fa la fica ar medico.
Chi fa la pipì chiara fa gli scongiuri al medico(nel senso che tiene lontano il medico) 
63. A mmale fresco c’è rimedio.
Alla malattia  insorta da poco si può rimediare
64. Finchè c’è ojo a la làmpena l’ammalato campa.
Finchè c'è l'olio nella lampada votiva, l'ammalato campa.(riferito alla portezione del santi protettori delle malattie)
65. L’appetito è bbon ségno.
Avere appetito è un buon segno.

66. Er cuntinuvo ammazza l’omo

La vita monotona ammazza l'uomo
67. Le malatie longhe consumeno le case.
Le malattie lunghe consumano le case (nel senso economico e morale)
68. Er male ariva come ’na cannonata, e vva via a oncia a oncia.
Il male arriva come una cannonata e va via piano piano.
69. Er mèdico è ccome er boja: se paga per èsse’ ammazzati.
Il medico è come il boia : si paga per essere ammazzati.
70. Guai, quanno l’ammalato chiede er vino!
Guai, quando l'ammalato chiede il vino.
71. È mmèjo ’na bbôna ca... che ’na bbôna magnata.
E' meglio una buona ca(gata) che una buona magnata
72. L’osso stii bbene; ché la carne va e vviéne.(???)
73. E’ llatte viè’ ppe’ le minestre e nno ppe’ le finestre.
La donna che allatta si deve nutrire bene .
74. Sempre bbène nun se pô sta’; ssempre male nemmeno.
Sempre bene non si può stare, sempre male nemmeno
75. Er sangue stagna; ma llassa la magagna.(??)
76. ’St’anno pédicellósa, ’st’antr’anno spósa.
Quest'anno piena di foruncoli, il prossimo anno si sposa (riferito alla donna giovane)
77. Quanno s’ariccónta nun è gnente.
Quando si può raccontare quel che succede,  vuol dire che è tutto passato.
78. Mejo logrà’ le scarpe che le ssedie.
meglio logorare le scarpe piuttosto che le sedie
79. Acqua e vvino, ingrassa er bambino.
Acqua e vino ingrassano il bambino
80. Beato quer parto che in ventiquattr’ora è ffatto.
Beato quel parto che in 24 ore è fatto
81. Lo spècchio de lo stòmmico è la lingua.
La lingua è lo specchi dello stomaco.
82. Ojo de lume, ’gni male consuma.
Olio del lume, consuma ogni male (riferito alla convinzione diffusa che
l’olio che bruciava perl’illuminazione della casa, avesse delle virtù terapeutiche marcate, e fosse adatto alla cura di molte malattie)
83. Ojo de lucerna ’gni male guverna.
Olio della lucerna ogni male....(vedi sopra)
84. Bocca amara, tièttela cara.
Bocca amara tienitela cara
85. Carne fa ccarne; vino fa ssangue; erba fa mm...
Carne fa carne, vino fa sangue, erba fa merda
86. Se magna pe’ ccampà’, no ppe’ ccrepà’.
Si mangia per campare, non per crepare
87. Latte e vvino, véléno fino.
Latte e vino, veleno fino
88. Magna poco e spésso.
Mangia poco e spesso
89. Quer che appetisce, nutrisce.
Quello che piace , nutre
90. Sacco vóto nun s’arègge dritto.
Sacco vuoto non si regge dritto (riferito alla mancanza di cibo)
91. L’acqua ruvina li ponti e er vino la testa.
L'acqua rovina i ponti e il vino la testa
92. Er vino è la zzinna de li vècchi.
Il vino è la mamella dei vecchi (riferito all'allattamento)
93. Bon vino fa bbon sangue.
Vino buono fa buon sangue
94. Moje ggiovine e vvino vècchio.
Moglie giovane e vino vecchio
95. La sera orsi; la mmatina arsi.???
96. Bacco, tabbacco e Vvènere, riducheno l’omo in cennere.
Bacco, tabacco e venere, riducono l'uomo in cenere.
97. È mmejo tajà’ er deto che la mano.
E' meglio tagliare il dito che la mano
98. Un diavolo scaccia l’antro.
Un problema sciaccia un altro
99. E’ riso fa bbon sangue.
Ridere fa bene
100. A Roma pe’ ttesta; a Nnapoli pe’ ggamme.???
101. Er male nun viè’ ssempre pe’ ffa’ mmale.
Non tutti i mali vengono per nuocere..
102. Chi mmagna prima e mmagna dòppo, mmer... de galoppo.
Chi mangia sempre, va al bagno di fretta???
103. A ll’arberi le foje, a le donne le dòje.
A gli alberi le foglie, a le donne le doglie
104. Chi ttócca lèva.
105. Ar mèdico la visita; a lo speziale la ricètta.
Il medico fa la visita, lo speziale la ricetta
106. Cascata de foje, catalètto ammannito.
Caduta di foglie, funerale ???
107. Chi mmagna troppo, stima casa
Chi mangia troppo, vomita in casa.
108. Callo che ddóle, pioggia vicina.
Callo che fa male è sintomo di pioggia
109. Er sale fa ll’ossa; e ll’ossa lo schertro.
110. Ne sballa ppiù la ghiottoneria che il coltello
provoca la morte più la ghiottoneria che il coltello.
111. La pelle è una; chi sse la sa guardà’ è ’na gran furtuna.

La pelle (nel senso di vita) è una, chi la sa proteggere è una gra fortuna
112. Cascata de ggioventù, ossa ammaccata; cascata da vecchio, morte avantaggiata.
Qunado si cade da giovani si ammaccano solo le ossa, quando si cade da vecchi si avvicina la morte.
113. Dimme che vvita fai, e tte dirò la morte che ffarai.
Dimmi che vita fai, e ti dirò la morte che farai.
114. Er male de ll’occhi se guarisce cor gommito.
Il male degli occhi si guarisce col gomito ?????????
115. Magna bbene, ca... forte, e nun avè’ ppavura de la morte.
Magna bene, caca forte, e non aver paura della morte
116. Carne insaccata, mar giudicata.
117. A mmagnà’ e a ggrattà’, tutto stà a incomincià’.
Mangiar e  e grattarsi, tutto sta ad iniziare.
118. Sette ore le dorme un còrpo, otto ore un pòrco.
Sette ore dorpe un corpo umano, otto ore un porco
119. Aria dé fessura té manna in sepportura.
Aria proveniente da una fessura , ti manda nella tomba
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(1. Man mano che si chiarirà il significato di alcuni  proverbi al momento oscuri  si aggiungerà il significato..

22 marzo 2021

Il precetto pasquale ovvero come il parroco controlla chi non si confessa e non fa la comunione...


Quando arrivava la santa Pasqua anche a Roma sparita  era obbligatoria l’osservanza del precetto pasquale.
Almeno una volta l’anno e precisamente nel periodo pasqualedalla domenica delle Palme alla domenica in Albis, tutti i fedeli cristiani erano tenuti a confessarsi e a prendere l'ostia benedetta, solo nella parrocchia di appartenenza.  
Il precetto pasquale, cioè la confessione e comunione obbligatoria per tutti i cattolici, a Pasqua era imposto come un dovere morale, anzi un obbligo giuridico, dalla Chiesa.
Per agevolare tutti, il parroco amministrava  continuamente, ed in tutte le ore della mattina, la comunione ai suoi parrocchiani.
Chi non si confessava e comunicava  almeno una volta all'anno sarebbe incorso nella pena dell’interdetto cioè l'impossibilità da vivi di entrare in  chiesa e da morti della privazione della sepoltura ecclesiastica. 

I parroci controllavano i parrocchiani tramite la distribuzione di biglietti
Responsabili di questa, come dire, operazione precetto pasquale erano i tanti parroci di Roma sparita
Proprio perché conoscevano bene le anime della loro parrocchiaera compito loro controllare capillarmente se tutti si comportavano da buoni cristiani.  
E così erano gli stessi parroci che facevano consegnare dal sagrestano ad ogni parrocchianoal momento di prendere il sacramento, un biglietto che valeva da attestato del precetto rispettato… 
Poi terminato il periodo pasquale, giravano  a raccogliere per le case
Certificato di avvenuta confessione
del precetto pasquale
Parrocchia di S.Caterina della Rota (1861)


questi biglietti, che i parrocchiani avrebbero dovuto gelosamente custodire. 
 
Figuriamoci gli imbrogli, le false giustificazioni, le astuzie e i trucchi di ogni tipo a cui dava luogo questo sistema "fiscale".  
Proprio per controllare  i parrocchiani, che volevano fare i furbi, a Roma sparita (ma anche nelle altre province dello stato pontificio vigeva lo stesso regime) nessuno poteva confessarsi e comunicarsi in altro luogo se non nella propria parrocchia, né si potevano presentare attestati di altri parroci. E tutti quelli che si confessavano e comunicavano solo a Pasqua erano detto pasqualini.


Raccolta dei biglietti e guai per chi non lo aveva.  Finita la pasqua, durante la quaresima erano sempre i parroci che stendevano uno Stato delle anime, relativo alla loro parrocchia
Recandosi personalmente in case, osterie, botteghe e locande, controllavano così che tutti i romani adulti e battezzati, ad eccezione dei pubblici peccatori, si confessassero e ricevessero la comunione. Si trattava in sostanza di un registro in cui venivano scritti i dati anagrafici e religiosi dei parrocchiani. Questi censimenti ante litteram, sia pure molto imprecisi e redatti con finalità di controllo della popolazione, rappresentano una preziosa fonte per conoscere il numero e la composizione degli abitanti della Roma pontificia.  


C'era comunque, anche dopo pasqua, la possibilità di salvarsi 
in extremis...  
Terminato però anche il periodo di proroga, il giorno dopo la pentecoste (cioè cinquanta giorni dopo Pasqua) ogni parroco inviava una lista con i nomi degli inadempienti al Vicariato.
Però, poichè spesso i parroci erano corrotti, il criterio seguito nello stendere la lista era lacunoso. Nell'elenco infatti si trovavano esclusivamente nomi di povera gente,  e nel caso in cui il parroco fosse stato onesto e avesse messo nella lista anche i trasgressori, cioè i ricchi, i nobili  allora ci pensava addirittura il potente cardinal Vicario a cancellarli con un colpo di spugna dalla lista.

Il tribunale del Vicario si occupa degli inadempienti. La fase successiva prevedeva che i parrocchiani disobbedienti venissero invitati, entro i seguenti 12 giorni a presentarsi al tribunale del Vicariato per giustificare il loro comportamento, in caso contrario si sarebbe proceduto all'interdetto. Il potere religioso così andava a braccetto co quello giudiziario. 
Infatti tutta questo sistema, che partiva nelle chiese, era poi seguita dal tribunale del Vicario, che, in conclusione, si interessava di stendere un listone degli scomunicati e di farlo affiggere nel portico della chiesa di san Bartolomeo all'isola, il 25 agosto.
A. Pinelli, Chiesa di  
San Bartolomeo all'Isola
Questo è solo uno dei casi significativi di come i preti nella Roma sparita  entravano pesantemente nella sfera privata del popolo povero, ignorante, superstizioso, affamato, e timoroso dell'autorità che circondava la figura del parroco. Costui proprio grazie a questi metodi esercitava un potere capillare sulle anime a lui affidate.

Imbrogli per il biglietto
Questo sistema a Roma sparita 
nascondeva imbrogli, trucchi, falsificazioni come già detto prima. 
Lo racconta Giggi Zanazzo, e prima di lui il Poeta Giuseppe Gioachino Belli
Entrambi infatti  denunciano la corruzione dei preti, nonchè del sistema più in generale di far finire nelle  liste solo i poveracci, che non avendo soldi, non potevano pagare nessuna elemosina per comprarsi un biglietto. La denuncia comprendeva poi anche il fiorente commercio di biglietti che passavano facilmente di mano in mano (vedi la poesia di G.G. Belli Li Chìrichi).