Roma sparita

1 aprile 2018

Superstizioni popolari: le streghe

Nel mondo di Roma sparita legato alle credenze popolari, al malocchio, alle superstizioni si temeva anche il potere delle  streghe..e soprattutto le loro fatture. 
Anticamente, tutte le volte che il papa pontificava a San Pietro o in qualche altra delle sette basiliche, mandava una maledizione speciale contro le streghe, gli stregoni e i fattucchieri.
Il testo della maledizione era scritto sopra un foglio di carta; e dopo averlo letto, il papa stracciava il foglio e lo buttava in chiesa in mezzo alla folla.
Si scatenava, come dire, l'inferno...(in chiesa!!). Infatti per impossessarsi di quei pezzi di carta il popolo faceva a spinte, a pugni, colpiva con i tuzzi (doppio colpo dato prima con le dita e poi col polso)..

Le leggende. Era diffusa anche a Roma sparita la credenza di Benevento  e del noce. Si credeva cioè che le streghe si radunassero il sabato a Benevento sotto un albero di Noce, divenuto famoso.
Leggenda molto antica e addirittura di epoca longobarda (VII secolo).   
Sotto il dominio del duca Romualdo era solito svolgersi un rito singolare nei pressi del fiume Sabato che i Longobardi celebravano in onore di Wotan, padre degli dei: veniva appesa, ad un albero sacro, la pelle di un caprone; i guerrieri si guadagnavano il favore del dio correndo freneticamente a cavallo attorno all'albero colpendo la pelle con le lance, con l'intento di strapparne brandelli che poi mangiavano. In questo rituale si può riconoscere la pratica del dio sacrificato e fatto a pezzi, che diviene pasto rituale dei fedeli. Le riunioni sotto il noce,  provengono quindi molto probabilmente da queste usanze longobarde.
Frans Hals,
 
Malle Babbe, la strega di Haarlem
Un altra leggenda vuole che le streghe, indistinguibili dalle altre donne di giorno, di notte si ungessero le ascelle (o il petto) con un unguento e spiccassero il volo pronunciando una frase magica, a cavallo di una scopa di saggina. Contemporaneamente le streghe diventavano incorporee, spiriti simili al vento: infatti le notti preferite per il volo erano quelle di tempesta. Si credeva inoltre che ci fosse un ponte in particolare dal quale le streghe beneventane erano solite lanciarsi in volo, il quale perciò prese il nome di ponte delle janare.
A Roma sparita poi, la strega si identificava con la suocera.

Comportamenti e proverbi per tenere lontane le streghe. Le comari romane stavano molto attente quando si pronunciava la parola strega
Infatti per non farle arrivare subito si dovevano incrociare le gambe perchè le streghe hanno paura della croce .
C'era anche un metodo più sbrigativo per tenerle lontane. Parlando delle streghe si doveva dire: «Oggi è sabato, a casa mia!» .
Il sabato le streghe non possono andare in giro  perchè si radunavano sotto alla Noce di Benevento; e dunque dicendo così si prendevano in giro.
Perchè il martedì e il venerdi non si può partire nè tantomeno sposarsi cone recita un  proverbio giunto sino a noi : Né di Venere , né di Marte non ci si sposa e non si parte.
Semplice per scongiurare il pericolo  di incontrarsi per la strada con le streghe in viaggio per Benevento, che avrebbero potuto fare una fattura o qualche brutto scherzo.  

La fattura.
Le streghe (P.Bruegel)
Le streghe si potevano nascondere quindi sotto la sembianza di qualunque donna. Un metodo suggerito dalle comari di Roma sparita per sapere chi aveva fatto la fattura era quello di mettere tutti gli abiti della persona stregata in un callaro, cioè di un  grosso paiolo di rame  pieno d’acqua e metterlo a bollire sul fuoco. Quando il callaro bolliva, come per magia la persona da cui era partita la fattura si sarebbe presentata a casa. 
Altro metodo era quello di prendere un piatto e buttarci dentro un pò d'acqua. Poi ci si doveva versare tre o quattro gocce d'olio. Se l'olio si spandeva era un segnale positivo, se invece l'olio non si spandeva era segno che la fattura era stata fatta. Ma come sappiamo tutti l'olio galleggia nell'acqua e non si mischia con essa!!!
Precauzioni contro le fatture.
Si doveva stare bene attenti ad alcuni elementi che servivano per fare le fatture. Soprattutto i capelli!!!
Quando ci si pettinava o ci si tagliava i capelli, si doveva infatti seguire qualche precauzione. Ci si doveva sputare tre volte sopra, oppure raccoglierli, buttarli nel gabinetto e pisciarci sopra. Per certe fatture bastava tenere sotto il letto un treppiede.

Il cuore. 
Le comari, e le lavandaie romane consideravano pericoloso trovare per terra un cuore con le spille appuntate. Fino a quando tutte le spille non si sarebbero consumate, sarebbero durate le pene delle persona cui si rivolgeva la fattura.
Pezzetto di pane. 
Un'altra fattura si faceva con l'ultimo pezzetto di pane che lasciava a tavola la persona che si voleva affatturare. Il pane infatti si doveva infilare in uno zeppo insieme a un rospo.
Il rospo, poveraccio, infilzato si sarebbe agitato, avrebbe cercato di rivoltarsi, riducendo il pane in briciole. Col pane si sarebbe alimentato, e  una volta finito sarebbe morto.  Così con lui sarebbe morta la persona affatturata.
Le fatture però valevano se fatte da streghe, stregoni e fattucchieri che avevano come Dio il demonio.
Calzette o pedalini. 
Si doveva prendere una calzetta o un pedalino (così si chiamano a Roma i calzini), indossato dalla persona  a cui si voleva fare una fattura. Si metteva in una vaschetta piena d'acqua e si lascia inzuppare di acqua (infracicare) .
Quando il pedalino o la calzetta si erano inzuppati al punto di cadere a pezzi, allora la persona che si voleva affatturare sarebbe morta. 

Il rospo sotto il mattone. Si doveva mettere un rospo sotto un mattone, e 
fargli mangiare i capelli della persona cui si voleva fare la fattura. 
Qunado il rospo aveva finito di mangiare i capelli, schiattava  e insieme a lui sarebbe morto la persona affatturata. 


venditori di lumache
a San Giovanni
La notte delle streghe a San Giovanni.  Il tema delle streghe ritorna in occasione del solstizio d'estate: il 24 giugno, festa di San Giovanni,  patrono  di Roma.  
La festa ha inizio la notte prima, la famosa « notte delle streghe»Religione e superstizione si intrecciavano in questo ricorrenza molto sentita dal popolo. 
E' la notte più breve dell'anno. Il 24 giugno infatti comincia l’estate è il solstizio d'estate, quando il sole raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso.  
Tutte le leggende si basano su questo evento considerato magico. 
Questo giorno era considerato sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità popolare con una festa , il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la natività di San Giovanni Battista.
Secondo le tradizioni popolari, si credeva che le streghe in quella notte magica andassero in giro per la città a catturare le anime.
A Roma, ma anche in altre realtà locali, era festa grande. Si partiva  da tutti i rioni di Roma, al lume di torce e lanterne, e il popolo si concentrava a San Giovanni in Laterano per pregare il santo e per mangiare le lumache nelle osterie e nelle baracche.
Le lumache avevano un significato simbolico, poichè le loro corna rappresentavano discordie e preoccupazioni, quindi mangiarle significava distruggere le avversità.
E.F.Roesler, L'alba alla festa di san Giovanni.
L' imponente piazza si riempiva di tantissima gente, si mangiava e si beveva in abbondanza e soprattutto tanto rumore invadeva questi luoghi: trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo venivano suonati per impaurire le streghe, affinché non potessero cogliere le erbe utilizzate per i loro incantesimi.
Tutto questo baccano durava fino all'alba. Allora la festa si concludeva,  quando il papa si recava a San Giovanni per celebrare la messa, e dopo dalla loggia della basilica gettava monete d’oro e d’argento, scatenando così la folla presente.