Roma sparita

19 giugno 2019

23-24 giugno - La notte delle streghe a piazza San Giovanni

Il 24 giugno è la festa di San Giovanni Battista,  patrono  di Roma. 

E a Roma sparita era festa grande.
La festa aveva inizio la notte precedente, il 23 giugno, la famosa « notte delle streghe»
Religione e superstiz+]ione si intrecciavano in questo ricorrenza molto sentita dal popolo romano.
La notte più breve dell'anno
Quella fra il 23 e il 24  giugno è la notte più breve dell'anno, in quanto  comincia l’estate, Il solstizio d'estate il sole raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso. Tutte le leggende si basano su questo evento considerato magico e sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità popolare con una festa.

Porta san Giovanni 
verso via Appia Nuova
(incisione di G.B. Piranesi, 1748)

La notte delle streghe 
Secondo le tradizioni popolari, si credeva che le streghe, in quella notte magica, si dessero appuntamento nei pressi della basilica per un  grande Sabba e andassero in giro per la città a catturare le animeLe streghe venivano chiamate a raccolta dai fantasmi di Erodiade e Salomè, dannate per aver causato la decapitazione di san Giovanni.
Anche il poeta romanesco G.G.Belli ne parla in un sonetto intitolato San Giuvan-de-ggiuggno
[clicca qui ....] 


Riti per tenere lontane le streghe
Curiosando nei testi di Giggi Zanasso. Durante quella notte magica, venivano fatti falò per tenere lontano il male. 
Parecchi poi erano i rituali seguiti contro le streghe
E le comari di Roma sparita raccontavano che se la strega voleva entrare doveva prima contare tutti gli zeppi della scopa o i grani del sale. 
G. Vasi, Basilica di San Giovanni 
(sec. XVIII)
E se sbagliava doveva ricominciare da capo!!
Anche la croce era un elemento che spaventava le streghe, che in alternativa utilizzavano la cappa del camino.. e allora anche qui si faceva la croce con le molle e la paletta incrociate, oppure si otturava.
La paura delle streghe era infatti tanta.. e così insieme a lanterne e torce,il popolo si portava dietro bastoni fatti a forcina, scope, teste d'aglio e quelli che potevano si profumavano con la spighetta cor garofoletto.
Prima della festa, si andava in parrocchia a prendere una boccia d'acqua santa appena preparata: perchè ai tempi di Roma sparita l'acqua santa aveva una scadenza: quella stantia non era più buona !!
Con quest'acqua, prima di uscire da casa ci si doveva benedire i letti, la porta e la casa stessa.

Prima di dormire poi si diceva due volte il Credo, e ogni parola si doveva replicare per due volte. Io credo, io credo, in Dio padre, in Dio padre, ecc., e così per le altre preghiere..
Si credeva che questo doppio credo era veramente il massimo per tenere lontane le streghe.

Le donne protagoniste della festa
Roma nell'Ottocento - venditori di lumache
a piazza san Giovanni
E in passato le vere protagoniste della festa erano le donne, spesso vestite con abiti maschili che, in quanto colpevoli del martirio del santo, non potevano entrare nella basilica e si fermavano davanti alla basilica provocando gli uomini e chiedendo loro una "mancia". 

Era un'occasione per mangiare le lumache 
Si partiva in massa da tutti i rioni di Romaal lume di torce e lanterne, per arrivare a San Giovanni in Laterano per pregare il santo, ma anche per mangiare le lumache nelle osterie e nei baracchini allestiti sulla piazza appositamente per questa festa. 
Le lumache avevano un significato simbolico, poichè le loro corna
rappresentavano discordie preoccupazioni, quindi mangiarle significava distruggere le avversità. 
E a proposito delle lumache ...c'era anche chi se le portava cucinate da casa, perchè non si fidava dello spurgo che facevano gli osti romani. 
Come di consueto nelle osterie di Roma sparita, si serviva anche  solo il vino mentre il cibo veniva prima cucinato in casa (chi non conosce ancora oggi le famose fraschette dei Castelli romani!!!). 
Sempre Zanazzo ci racconta di un altro luogo di incontro fuori porta san Giovanni, nei pressi della fonte dell'Acqua santa sulla via Appia, alla Salita degli Spiriti,era l'osteria delle Streghe dove si andava a cenare.
E la cena spesso finiva con pesanti litigi, in quanto gli osti riciclavano gusci di lumaca, cioè gusci vuoti, il cui contenuto era stato già mangiato dai clienti venuti prima....

A pranzo coi parenti per fare pace.
Altra tradizione, che perdurava anche al tempo in cui scrive Zanazzo, era quella di fare un pranzo, il giorno di san Giovanni, fra i parenti con i compari e le commari, anche per fare in modo che se c'era un po' di ruggine fra di loro, si potesse fare pace con una buona mangiata di lumache.

E.F.Roesler
 L'alba alla festa di san Giovanni.
La festa in piazza san Giovanni in Laterano
Per la festa l'imponente piazza San Giovanni si riempiva di tantissima gente, si mangiava e si beveva in abbondanza e soprattutto tanto rumore invadeva questi luoghi: trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo venivano suonati per impaurire le streghe, affinché non potessero cogliere le erbe utilizzate per i loro incantesimi. 
Tutto ciò costituiva un problema per l'ordine pubblico e così le autorità vietarono spesso di andare nei luoghi disabitati (ad es. Monte Testaccio) mentre, veniva consentito il bagno al Tevere, per le proprietà taumaturgiche date dal santo alle acque. 
Tutto questo baccano durava fino all'alba. 
Allora la festa si concludeva, quando dopo lo sparo del cannone di Castello, il papa si recava a San Giovanni per celebrare la messa, e dalla loggia della basilica gettava monete d’oro e d’argento, scatenando così la folla presente.

18 giugno 2019

Roma sparita. Il "lago di piazza Navona"

Antonio Joli
Il lago di piazza Navona
Il 23 giugno del 1652 papa Innocenzo X inaugurò la consuetudine di far allagare per far divertire e rinfrescare i Romani durante la calura estiva una delle piazze più belle di Roma : Piazza Navonadove si affacciava il palazzo di famiglia : i  Pamphilj.
Di questo papa, così legato a sua cognata la temibile Olimpia Maidalchini abbiamo già parlato qui >>

E non finì tutto dopo la conclusione del suo pontificato, ma per circa due secoli, a partire da quell’anno, nei sabati e domeniche di agosto piazza Navona si trasformava in un lago. 
Ovviamente il fondo della piazza era diverso, in quanto ora la piazza ha un andamento convesso, datole dalla pavimentazione realizzata dopo il 1870. Prima  invece era concava e questo permetteva l’allagamento. 
L’evento coinvolgeva tutti i ceti sociali: i nobili con le loro splendide carrozze, e i popolani.
I racconti...
Molti fatti curiosi accaduti, vennero ingranditi nella memoria popolare e tramandati dalle cronache dell’epoca fino a tramutarsi quasi in leggenda. 
La piazza spesso era teatro di vere e proprie gare di invenzioni e sfarzo che coinvolgevano le famiglie aristocratiche, che talvolta facevano teatralmente “solcare le acque” da calessi a forma di gondole o navi di legno e cartapesta, alcune con vele e rematori. 
L'acqua attirava bambini e popolani che si immergevano per fare il bagno, giocare e fare scherzi, dopo essersi spogliati, tanto che un editto proibì di denudarsi per entrare in acqua. 
Un cronista racconta che nel 1717 alcune dame "forse scaldate dal vino, spogliatisi si tuffarono in quelle acque" rischiando anche di affogare senza il pronto intervento di alcune persone gettatesi in acqua vestite. Si racconta anche del cavallo di un marchese che vi sia affogato, perché gli rimase incastrata una zampa in una buca. 
Fatti come questi, descritti con parole esagerate hanno alimentato la leggenda, alquanto inverosimile perché contrasta con tutte le stampe dell’epoca, che l’acqua potesse raggiungere in almeno un punto quasi l’altezza di un uomo, un metro e oltre
Sicuramente, invece, data la struttura della piazza e i livelli del basamento delle fontane e dei palazzi, l’altezza dell’acqua poteva difficilmente superare i 50 centimetri.  

Un altro cronista narra invece che nel 1730 il figlio del re d'Inghilterra si divertisse a gettare monete nell'acqua per vedere i ragazzini buttarsi in acqua vestiti facendo a gara per ripescarle. Un po’ come più tardi sarebbe accaduto nella Fontana di Trevi. 

Pericolo zanzare
Una prima sospensione del lago avvenne nel 1676: si temeva che generasse l"aria cattiva", di cui parla G.G. Belli in un sonetto (leggi qui)
foto di piazza Navona allagata
nell'Ottocento
In ambito medico una prima intuizione sulla zanzara come trasmettitore della malaria era stata prefigurata da Giovanni Maria Lancisi (1654-1720). Medico papale e professore alla Sapienza, Lancisi nel suo De noxiis paludum effluviis, eorumque remediis (1717) distingueva gli effluvi miasmatici in inorganici e animali, tra cui le zanzare che introducevano con il morso “un liquido velenoso” nei vasi sanguigni.  La soluzione avanzata era quindi una bonifica idraulica, attraverso il prosciugamento di stagni e paludi
Si rifesce l'allagamento nel 1703, in onore della regina di Polonia in visita a Roma, dopo che il medico privato del papa, il citato Lancisi, aveva dichiarato che non vi erano pericoli per la salute
Anzi proprio in quell'occasione il principe Pamphilij entrò in acqua con un maestoso calesse a forma di gondola dorata. 
Fino alla seconda metà dell’Ottocento.
Il lago proseguì quale spettacolo popolare, luogo di incontro, corteggiamento, ma anche comoda occasione data ai cocchieri per rinfrescarsi e lavare le proprie carrozze. 
G.P. Pannini - Il lago di piazza Navona
Andò però via via perdendo la sontuosità, e rimasero soltanto gli spettacoli delle bande militari e dei pompieri. L'ultimo allagamento di cui si ha notizia venne effettuato nel 1865. 
Le immagini
Alcune immagini documentano questa meraviglia.
La prima è il dipinto di Giovan Paolo Pannini (Piacenza1691 – Roma1765) che ritrae il cosìddetto lago : tutto è ordinato, il popolo fa da cornice al lago solcato da poche carrozze.

vedi Immagine in alto- Un altra bellissima veduta del lago di piazza Navona, è quella dipinta da Antonio Joli (Modena, 13 marzo 1700 – Napoli, 29 aprile 1777), che è stato un pittore e scenografo italiano, esponente del Vedutismo.  
Giuseppe Vasi
Qui la piazza è molto affollata di carrozze e cavalieri, mentre il popolo se ne sta prudentemente ai lati....
Non poteva mancare una bella  litografia di Giuseppe Vasi (Corleone, 27 agosto 1710 – Roma, 16 aprile 1782)  
e anche un'altra litografia
Félix Benoist 
con parecchie figure femminili e maschili che si godono la magia dell’acqua, di Félix Benoist (1818, Saumur – 1896, Nantes), pittore francese e litografo. Alcuni suoi lavori sono conservati nel Pushkin Museum a Mosca.

Racconta Zanazzo..

Tutti i sabati e le domeniche d'agosto, si otturava
la chiavica della fontana in mezzo a piazza Navona, e la piazza che era fatta a scendere, si allagava tutta.
Che bel divertimento!La mattina ci si andava in carrozza, o con la carettella (piccola carrozza). Zanazzo ricorda di esserci andato con il padre a sguazzare nell'acqua per sciacquare le ruote infangate della carrozza, quando ritornavano dalle grotte di Testaccio. La domenica dopo pranzo poi, in un grande palco piantato sotto palazzo Doria-Pamphilj, fra il portone di Sant'Agnese c'era la banda dei pompieri che suonava tante sonate per rallegrare la gente. Intorno al lago c'erano una gran quantità di cocomerari che strillavano: "Correte , pompieri, che va a fuoco". E poi i venditori di mosciarelle, di bruscolini, di mandorle; ragazzini che si prendevano a spinte e si buttavano nell'acqua; gente che per scherzo schizzava acqua in faccia: urla,strilli, risate da non dire, ecco che cos'era il lago di piazza Navona.


13 giugno 2019

Roma sparita. Il caldo estivo e i rimedi per la malaria


Gianicolo, fontanone 
dell'acqua Paola
(G.Van Wittel)
Il piacere di stare all'aria aperta d'estate a Roma sparita nelle ore del tramonto e della sera era ..rischioso per la salute!! 
Residenti, stranieri, e viaggiatori sapevano tutti che era imprudente trattenersi nelle belle e profumate serate estive fuori, all'aperto..
Ma che fare se il caldo dei mesi di luglio e agosto diventava calor febbrile, cioè faceva così caldo da alzare la temperatura corporea ?
Si credeva che un segno che l'aria dell'estate romana non era buona era l'assenza delle mosche. 
Se l'aria non era buona per le mosche figuriamoci per i cristiani!! 


Il problema dell'Agro Romano
Roma nel 1870, in quanto sede della monarchia e della corte, del governo e degli organi centrali della burocrazia si avviava ad essere oggetto d’una massiccia trasformazione edilizia e urbanistica. 
C'era però anche un annoso problema da risolvere: intorno alla città si estendeva una landa desolata e semideserta: l'Agro romano.
Si trattava di un immenso territorio fatto di pascoli e boschi infestati da stagni paludi, interrotto da pochi seminati e da una fascia di vigne ed orti dentro la città. 
Era un territorio insalubre, infestato dalla temibile malaria. 
Questi luoghi inospitali erano famosi anche per le scorrerie dei briganti che vi dominavano incontrastati.

L'Agro Romano è il vasto territorio intorno a Roma, con una superficie di oltre 212.000 ettari, che fino alla bonifica era pressocchè disabitato perché infestato dalla malaria
Era diviso in 362 latifondi, e la proprietà più estesa era della famiglia Borghese con 22.000 ettari, seguìta dal Capitolo di San Pietro e dall'Ospedale di Santo Spirito. I terreni, salvo poche eccezioni, non erano condotti dai proprietari, ma dati in fitto ai cosiddetti mercanti di campagna, categoria imprenditoriale di grande intraprendenza che provvedeva direttamente alla gestione delle aziende ricavandone proventi considerevoli e corrispondendo ai proprietari un utile fisso che permetteva loro di vivere senza preoccupazioni.
A partire dal 1884, dopo una ponderata e seria valutazione tecnico scientifica delle diverse possibilità d’intervento sulla difficile e pericolosa situazione, si decise la realizzazione di una serie di canali che avrebbero consentito il deflusso delle acque stagnanti con cui le paludi furono ridotte.

La malaria nell'Agro romano
Sin dal medioevo la malaria a Roma, e nel suo distretto, mieteva un alto numero di vittimee il più noto e attrezzato ospedale della città, il Santo Spirito, accoglieva ogni anno migliaia di “uomini febbricitanti”. 
Scarsissima la popolazione che ci viveva, così descritta:"uno stato di vita quasi selvaggio, vitto scarso e cattivo rendono miserabilissime le condizioni di vita della campagna romana".
Se Roma non fosse diventata capitale del Regno, difficilmente il problema
della malaria sarebbe stato affrontato sin dagli inizi degli anni Settanta dell'800.

La malaria
particolare dell'Agro romano
Le febbri malariche erano molto diffuse nella popolazione: particolarmente fra gli operai e i braccianti agricoli, che erano costretti a lavorare all’aria aperta nelle campagne dell'Agro durante la stagione estiva.
La malaria, termine che deriva dall'italiano 'mala aria' ed è stato adottato nella letteratura medica internazionale, è una malattia febbrile ed acuta,  trasmessa agli esseri umani attraverso la puntura delle zanzare di solito tra il tramonto e l'alba.
Il quadro clinico della malaria esordisce acutamente con febbre accompagnata da brividi e sudorazione; la febbre decorre inizialmente in modo irregolare e solo dopo una settimana tende a ripetersi con accessi periodici, distanziati tra loro di 48 ore (malaria terzana) o di 72 ore (malaria quartana).

Rimedi popolari per curare la febbre
Per affrontare le febbri provocate dalla malaria, potevano mancare i consigli delle comari romane? 
Uno dei rimedi consigliati, e riportato da Zanazzo,  consisteva nel mettere in una pentola bella grande due boccali di acqua, e la buccia di una diecina di limoni romaneschi. Si dovevano far bollire fino al consumo dell'acqua di circa la metà.
Quest'acqua si doveva poi imbottigliare e bere, nella dose di mezzo bicchiere la mattina e mezzo bicchiere a mezzogirono e mezzo bicchiere la sera.
Inoltre si doveva stare ben coperti, sudare e così si sarebbe guariti.

Contro le febbri terziane

Hebert, La malaria
Per le febbri che colpivano gli ammalati ogni 48 ore, si consigliava di bollire in una pentola bella grande due boccali e mezzo di acqua, due libbre di  salvia, una libbra di rosmarino. Si doveva anche in questo caso ridurre i liquidi della metà.
Quindi andava filtrata, imbottigliàta, e bevuta la mattina a diggiuno, e come si diceva a Roma saprita: non si doveva avere paura di nulla....

Contro le febbri quartane
Contro la malaria quartana , che veniva ogni 72 ore si procedeva come per le febbri terziane, sortanto che invece di metterci l’acqua nella pentola ci si dovevano mettere due boccali o tre di vino buono. Quindi si doveva bere: mezza fojetta (1) la mattina, mezza a mezzogiorno, e mezza la sera; fino  a completa guarigione.. 

Anche Gioacchino Belli conosceva l'aria cattiva di Roma...
Una conferma dell'aria cattiva che si respirava a Roma, nei caldi mesi di luglio e agosto, è in un sonetto del poeta Giuseppe Gioacchino Belli intitolato appunto L’aria cattiva scritto il 5 giugno 1845. 

Belli invita, con grande impeto, i forestieri ad andarsene per paura del caldo, e delle epidemie che spesso si portava dietro.
Belli si conosceva il terribile colera che quasi 10 anni prima gli aveva portato via via la moglie Mariuccia.

L’aria cattiva

Scappate via, sloggiate, furistieri:
fora, pe ccarità, cch’entra l’istate.

Presto, fate fagotto, sgommerate,
ché mmommó a Rroma sò affaracci seri.

Nun vedete che ppanze abburracciate?
che ffacce da spedali e ccimiteri?
Da cqui avanti, inzinenta li curieri
ce mànneno le lettre a ccannonate.

Si arrestate un po’ ppiú, vve vedo bbrutti,
ché cqui er callo è un giudizzio univerzale:
l’aria de lujj’e agosto ammazza tutti.

Pe ppiú ffraggello poi, la ggente morta
séguita a mmaggnà e bbeve, pe stà mmale
e mmorí ll’ann’appresso un’antra vorta.


[Versione

Scappate via forestieri, 
fuori per carità che entra l'estate
: fuori, preparate i fagotti, sgomberate, 
che adesso a Roma sono affari seri. 

Non vedete che pance gonfie ? 

che facce da ospedali e cimiteri?
Da qui in avanti, i corrieri 
consegnano le lettere con il cannone.


Se restate un pò di più, vi vedo brutti, 
che qui il caldo è come il giudizio universale:
l'aria di luglio e agosto ammazza tutti.
Per maggiore flaggello poi, la gente sebbene sia quasi morta 
continua a mangiare e a bere, per star male
 e morire l'anno appresso un'altra volta]
-----------------
(1) Le misure utilizzate a Roma per il vino erano: il Sospiro o Sottovoce era un semplice bicchiere, corrispondente ad un decimo di litro; poi c’era il Cirichetto, cioè un quinto di litro, il Quartino, la classica Fojetta da mezzo litro e il Tubbo, un litro. La caraffa da due litri veniva invece chiamata Barzilai, dal nome di un politico romano di fine ‘800, inizio ‘900, che usava offrire vino in gran quantità ai suoi elettori.

Roma sparita. 13 giugno, la festa dei "fravolari ", cioè dei venditori di fragole.

Roma- Venditore ambulante
di fragole fresche
A Roma sparita il 13 giugno si celebrava Sant'Antonio da Padova, anche come protettore dei fravolari. 
La festa era chiamata il trionfo delle fragole, perchè dedicata a questo frutto dolce come il nettare e molto amato dai romani fin dai tempi antichi. 
Tutti i raccoglitori, i venditori e le venditrici di fragole, spesso belle e prosperose, invadevano le piazze e strade di Roma, portandosi dietro ceste piene di frutti coloratissimi.
Per festeggiare Sant' Antonio e le fragole si seguiva un rituale fisso
Un fravolaro portava sulla testa un gran canestro fatto come un trionfo, tutto guarnito di fragole e arricchito intorno con tanti canestrini inargentati con la carta e pieni appunto di fragole.
Pierre Auguste Renoir, Fragole
Il cima al trionfo si innalzava la statuetta di san Antonio, che era proprio il protettore dei fravolari (=fragolari).
Seguiva la statuetta un corteo composto da tutti i fravolari e el fravolare vestite a festa. Si  cantava al suono del tamburello tanti ritornelli tutti in onore di sant'Antonio e delle fragole.
Questa processione partiva da piazza Campo dei fiori, sede di uno dei più importanti mercati di Roma, e passava per le più belle strade e piazze di Roma.
Oggi la festa si svolge a Nemi. 
Il particolare microclima di questa gradevole cittadina favorito dalla presenza dell’omonimo lago, insieme con la costanza degli abitanti che per secoli hanno cercato le piantine nel sottobosco per trapiantarle nei poderi terrazzati delle pendici del lago o sulle sponde del lago stesso, permettono una coltivazione rigogliosa. 
E chi è ghiotto del frutto oggi simbolo di Nemi e dell’estate, non può certo perdersi questo appuntamento unico. Durante la celebre sfilata delle “Fragolare”, che come ogni anno, attraverseranno in corteo il paese, indossando l’antico costume della tradizione (gonna rossa, bustino nero, camicetta bianca e mandrucella di candido pizzo in testa) verranno regalate a tutti i visitatori le celebri fragole. 

3 giugno 2019

13 giugno. Festa di Sant' Antonio e il trionfo delle fragole.

A. Pinelli, Il trionfo delle fravole (fragole)
Il 13 giugno si festeggia sant'Antonio da Padova, che a Roma sparita era anche il protettore dei cosìdetti fravolari, cioè dei venditori di fragole.
Storia di sant' Antonio
Antonio nacque a Lisbona. Canonico regolare, poi francescano, predicò dappertutto, nel Portogallo prima, poi in Italia, nutrendo le sue parole con la dottrina delle Sacre Scritture. 
Professore di teologia e nello stesso tempo predicatore, combatté l'eresia con estremo vigore e con una eccezionale forza di convinzione. 
Morì a Padova il 13 giugno 1231 all'età di 35 anni in concetto di santità. All'indomani della sua morte innumerevoli miracoli fecero sì che egli fosse invocato dai fedeli come un infaticabile taumaturgo.



Non è chiaro perchè sant'Antonio sia stato scelto a Roma come il protettore di quanti raccoglievano e vendevano fragole. 
Certamente non c'è attinenza fra la sua storia e le fragole. 
San Antonio infatti ebbe un'attività volta soprattutto a pacificare le lotte, a reprimere l'usura, a liberare i prigionieri e a convertire i malvagi, nulla quindi a che vedere con le fragole o con altre categorie che lo vedevano come santo protettore (vedi calzettari e sartori).
E' probabile che la devozione al taumaturgo di qualche fravolaro abbia determinato la scelta del protettore.

Le fragole
La storia della fragola in Europa, per secoli è rimasta legata alla raccolta dei piccoli frutti delle piante spontanee del sottobosco, o di sporadiche coltivazioni.Questo frutto era conosciuto e apprezzato già dall’uomo preistorico, come testimoniano alcuni reperti rinvenuti in zone montagnose e lacustri dell’Europa centro-occidentale.
Nella Bibbia, nelle favole mitologiche e in alcuni dei più antichi trattati di medicina e botanica, si trovano elogi e menzioni di questo prelibato frutto 
La vera coltivazione è iniziata dal 1623 quando furono importate in Francia, dall’America del Nord,  e, nel 1712 dal Cile, specie che producevano frutti molto più grossi. 
Insomma dalla fine del 1600, pur trattandosi sempre di materiale originato nei boschi, si iniziò a dare un senso “orticolo” alla
pianta, anche se utilizzata prevalentemente come elemento iconografico e di prelibatezza della tavola. Si può quindi affermare che la fragola coltivata è una coltura degli ultimi trecento anni.
Roma, venditore ambulante
 di fragole fresche

La festa dei fravolari .  
A Roma sparita il 13 giugno si celebrava Sant'Antonio da Padova, anche come protettore dei fravolari. La festa era chiamata il trionfo delle fragole, perchè dedicata a questo frutto dolce come il nettare e molto amato dai romani fin dai tempi antichi. 
Tutti i raccoglitori, i venditori e le belle venditrici di fragole invadevano le piazze e strade di Roma, portandosi dietro ceste piene di frutti coloratissimi
Per festeggiare Sant' Antonio e le fragole si seguiva un rituale fisso
Un fravolaro portava sulla testa un gran canestro fatto come un trionfo, tutto guarnito di fragole e arricchito intorno con tanti canestrini inargentati con la carta e pieni appunto di fragole.
Pierre Auguste Renoir, Fragole
Il cima al trionfo si innalzava la statuetta di san Antonio, che era proprio il protettore dei fravolari (=fragolari).
Seguiva la statuetta un corteo composto da tutti i fravolari vestiti a festa. Si  cantava al suono del tamburello tanti ritornelli tutti in onore di sant'Antonio e delle fragole.
Questa processione partiva da piazza Campo dei fiori, sede di uno dei più importanti mercati di Roma, e passava per le più belle strade e piazze di Roma.



24 maggio 2019

Nella Roma del Seicento, la leggenda di Donna Olimpia detta la Pimpaccia

Nel secolo XVII una donna era famosa per aver alimentato ostilità, pettegolezzi e leggende, il cui eco è giunto fino a noi: Donna Olimpia Madalchini, soprannominata la Pimpaccia de Roma.
Olimpia Maidalchini (1591 – 1657)
Donna intelligente, tenace, intraprendente e risoluta, aveva sposato in seconde nozze Pamphilo Pamphilj, uomo molto più anziano di lei. 
E così divenne intima (qualcuno dice amante) del cognato Giambattista Pamphilj, eletto papa con il nome di Innocenzo X (1644 -1655). 
Per intenderci quello dello splendido ritratto di Diego Velazquez!!
Donna Olimpia, proprio grazie allo stretto legame con il pontefice, divenne ricchissima
Gli furono affibbiati due soprannomi significativi: la “papessa” per il potere acquisito e la “pimpaccia”, cioè una donna facile al peccato, secondo le strofe satiriche dedicatele da Pasquino, una delle “statue parlanti” di Roma.
Il nuovo papa Innocenzo X
D.Velazquez,
Innocenzo X

Con la morte di UrbanoVIII Barberini (1623-1644)avvenuta il 29 luglio 1644, il popolo romano, in festa per le vie della città, sperava che, con il nuovo papa, si sarebbe attenuato il nepotismo, che imperversava senza freno tra le mura pontifice. Ma non fu così!!!Il 15 settembre 1644 fu eletto papa il cardinale Giovan Battista Pamphilj, voluto dalla fazione del papa defunto e antifrancese.

I Barberini sperano di mantenere i loro privilegi. Papa Pamphilj era nato a Roma il 6 maggio 1574, era stato avvocato concistoriale e uditore di Rota, nonché nunzio apostolico a Napoli. In virtù della familiarità e di favori scambiati reciprocamente, i Barberini, eredi di Urbano VIII, speravano, appoggiando la sua candidatura, di continuare nel lusso e nell’agiatezza condotta nel pontificato precedente. Quasi subito, invece, Innocenzo X diede corso a una serie di inchieste sui Barberini, con l’intento di far luce sull’enorme crescita del loro patrimonio negli anni precedenti.

Il trionfo di Donna Olimpia. L’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X (1644-1655), segnò il trionfo di Donna Olimpia Maidalchini : la ricca vedova viterbese raggiunse una posizione di assoluta centralità nella vita politica romana.
Bagni di Donna Olimpia
Olimpia divenne ben presto la musa ispiratrice del pontefice: donna ambiziosa, avida, intrigante, di cui contemporanei dissero tutto il male possibile, con un giudizio così negativo da alimentare la fantasia popolare, e la leggenda che  la si fece diventare, dopo morta, un fantasma che infestava Piazza Navona. Tra i due cognati nacque così un sodalizio, forse solo platonico, ma che comunque diede origine a malevole dicerieTutta la famiglia del papa si stabilì nel palazzo di Piazza Navona, dove Donna Olimpia si adoperò per farne un vero e proprio salotto per tutta la città, divenendo il centro del potere di Roma. Scandalizzati dai legami personali del papa con la terribile cognata, gli osservatori di quei tempi guardavano con preoccupazione ai privilegi concessi alla famiglia del nuovo papa. Già prima del conclave, avevano valutato con sfavore l’ipotesi di un pontificato in cui “potesse havere gran mano la cugnata”.

Olimpia

La Roma di metà Seicento vide emergere così Donna Olimpia in poco tempo, tanto che la statua parlante del Pasquino, suo vicino di casa, la definiva Olim pia, nunc impia” (Una volta pia, ora empia) e avvertiva coloro che avrebbero voluto recarsi a postulare alla porta della gentildonna:“Chi porta trova la porta, chi non porta non trovala porta!”. Nei primi anni del pontificato, Olimpia si dedicò soprattutto a consolidare la posizione economica della famiglia e quella personale. I donativi concessi da Innocenzo X, scrupolosamente documentati da un’inchiesta condotta sotto Alessandro VII, furono consistenti, ma in fondo non molto superiori a quelli che avevano caratterizzato i precedenti pontificati. 

Il ruolo assunto da Olimpia nella vita curiale. Sin dall’inizio del pontificato gli osservatori furono colpiti dalla abitudine di Olimpia a recarsi negli appartamenti papali e dalla pretesa di apparire in primo piano in cerimonie pubbliche. Questo presenzialismo era, allo stesso tempo, la manifestazione di un carattere prepotentemente impegnato in uno sforzo di auto-affermazione, ben colto nel busto della Maidalchini realizzato dell’Algardi nel 1646 e l’espressione di una coerente strategia che mirava a fare dei Pamphili-Maidalchini un punto di riferimento per la nobiltà romana. Però durante gli anni del pontificato Pamphilj, il reale influsso della donna sugli affari politici non può essere sopravvalutato: questa, infatti, non esercitò alcuna influenza sulle gran sulle grandi direttrici della politica europea della Santa Sede, che rimasero appannaggio dei rodati organi curiali, né, d’altra parte, avrebbe avuto gli strumenti culturali per farlo. 

Palazzo Pamphily 
a Piazza Navona
Assai importante fu invece il suo ruolo nella gestione del patronage pontificio e negli affari che più direttamente toccavano il rapporto del papa con le aristocrazie italiane. L’assegnazione di donativi e cariche di palazzo passò frequentemente per le mani di donna Olimpia, che dimostrò una rapacità forse non superiore a quella dei membri di altre famiglie papali, ma assai più malvista perchè donna e non  si accompagnava a una reale capacità di elaborazione politica.

I Bagni di Donna Olimpia. L'antico Borgo Ripa dei Pamphilj era sorto sul Lungotevere Ripa nel 1640 tra la sponda del Tevere e le case medioevali di Trastevere. Concepito fin dall’inizio con un magnifico giardino e una loggia rivolta verso il fiume. In fondo c'era, e c'è, una chiesa del 1088 dc, Santa Maria in Cappella, con una navata centrale, realizzata per la corte di Donna Olimpia su un mitreo romano. Durante i lavori di restauro sono state ritrovate preziose reliquie di San Pietro e un un bel crocifisso del Borromini. 

In quel secolo in cui le pochissime donne potenti attiravano odio e disprezzo, il Borgo Ripa assieme al Palazzo Pamphilj di piazza Navona, diventerà il regno di donna Olimpia Maidalchini.Da oltre cento anni il giardino delle delizie, conosciuto anche come i Bagni di Donna Olimpia Pamphilj era caduto nell' abbandono e solo attualmente, dopo un accurato restauro,  è rinato a nuova vita. 

l palazzo Pamphilj e Maidalchini  in Piazza NavonaDopo l’elezione del cognato-papa, Olimpia si preoccupò immediatamente della sistemazione e dell’ammodernamento del palazzo di famiglia nel rione Parione, inglobando il vecchio palazzo Pamphilj in un nuovo e sfarzoso edificio degno del ruolo che suo cognato e il suo entourage avrebbero dovuto ricoprire. Il compito di progettare un così lussuoso e simbolico palazzo fu affidato a Girolamo Rainaldi, coetaneo e già in precedenza al servizio del cardinal Pamphilj, che fu nominato dal nuovo pontefice architetto di casa e fu coadiuvato dal figlio Carlo. 
Palazzo Pamphily
a Piazza Navona
Nel 1645 Girolamo Rainaldi fu incaricato di razionalizzare le costruzioni assortite in maniera difforme in un palazzo di famiglia, la cui facciata principale guardasse su Piazza Navona. 

Il palazzo proposto doveva occupare l’intera ampiezza del blocco che fronteggiava la piazza da un lato, e guardare dall’altro quella che è l’attuale via dell’Anima.Nel 1647 Innocenzo X progettò una più degna sistemazione della piazza con la costruzione di una fontana al centro, in sostituzione della semplice vasca quadrilatera che fungeva da “beveratore delli cavalli”. Per questo motivo il pontefice fece condurre nella piazza circa 150-180 once di acqua dal condotto dell’Acqua Vergine, a conferma della grande importanza che Innocenzo X dava all’opera. Inizialmente il progetto fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo Bernini, allora in disgrazia presso il papa, riuscì a riguadagnare il favore della potente donna con uno stratagemma: fece pervenire a Olimpia (e quindi al papa) un modellino d’argento della fontana. Il pontefice, vedendo “per caso” il modellino, ne rimase entusiasta e trasmise l’ordine al Bernini.Piazza Navona, in questo modo, sarebbe diventata l’epicentro della strategia papale, tanto che la piazza fu inserita nel 1644 nel percorso dellavia papalis in occasione della presa di possesso da parte di Innocenzo X.
Santa Maria
in Cappella
I progetti e gli interventi di Girolamo Rainaldi, Borromini e Bernini, Pietro da Cortona e di altri artisti ridefinirono la piazza come “Corte dei Pamphilj”, dove si prevedeva tra l’altro di trasferire la Curia con gli uffici giuridico-amministrativi.

Anche Zanazzo ne parla..I bagni di Donna Olimpia, si chiamava così un bel palazzo con un bel giardino, con la comodità di poter fare i bagni direttamente al fiume, che Donna Olimpia Panfilj aveva a Trastevere, vicino Santa Maria In Cappella. Ai tempi in cui scrive Zanazzo, dopo la costruzione dei muraglioni del Tevere ciò non è più possibile.Donna Olimpia ci andava quasi sempre a divertirsi e afre i bagni.  Tanto è vero che a mezzanotte in punto ancora adesso, si sente la carrozza di donna Olimpia traversare ponte Sisto per recarsi al suo Palazzo.