Roma sparita

1 ottobre 2020

Roma sparita. Le ottobrate.

Wilhelm Marstrand -
La festa delle ottobrate - 1839

"Ottobrata romana": questa espressione si usa per definire il clima mite che caratterizza il mese di Ottobre a Roma. Infatti la Capitale ad Ottobre è unica e bellissima: praticamente vive una seconda estate con i colori e gli odori dell'autunno.
Le "ottobrate". Erano le tradizionali feste che chiudevano il periodo della vendemmia nel mese di ottobre. 
Per celebrare il raccolto e la fine del duro lavoro, nelle giornate di giovedì e di domenica intere famiglie organizzavano una gita fuori porta (detta "ottobrata" per l'appunto) e da ogni rione partivano delle carrette adornate di campanacci, su cui sedevano preferibilmente le donne. Il resto della comitiva seguiva a piedi il carro fino alla destinazione.
Le scampagnate fuori porta
Oggi sembra impossibile immaginare com'era Roma sparita quando nelle zone fuori porta (Ponte Milvio, San Giovanni, Porta Pia, San Paolo, Monteverde e Monte Mario, Testaccio ...) era tutto un fiorire di orti e vigne.
La città si sviluppava all'interno delle mura, fuori era campagna, con qualche rudere, qualche osteria e qualche isolata costruzione.  
E così, era tradizione specialmente nel mese di ottobre andare a fare scampagnate fuori porta.  Quando le vigne erano ricolme di uve pronte per la raccolta, e  la vendemmia era ancora da fare si partiva da Roma per una festa di fine raccolto, dove tra  spensierati  stornelli, fiumi di vini novelli, l'allegria regnava sovrana. 
Le belle donne romane erano al centro dell'attenzione, con le loro mise particolari e con ornamenti floreali, rinnovando gli antichi riti dei Baccanali.

Le fraschette ieri e oggi
 Campagna romana
(S. Corrodi-1876) 
In effetti ai romani è sempre piaciuto bere e mangiare fuori casa spendendo poco.. 
Così esistevano da tempi remoti le fraschette tipiche dei castelli romanidove lo stretto legame con il vino nuovo si coniugava con la tradizione delle osterie. 
Il nome era legato all’usanza di esporre sull’insegna dei locali un ramoscello di vite, o frasca pr farle riconoscere.
Ma non solo. Che cosa caratterizzava le fraschette rispetto alle osterie?

Nelle fraschette anticamente si portavano cibi  già preparati da casa (immancabile gnocchigallinaccitrippa e abbacchio e altre specialità), e si beveva il vino dell'annata dei Castelli, servito in particolari contenitori di vetro, i barzilai (doppi litri), i tubbi (litri) e le fojette (mezzi litri).

La fraschetta era infatti sprovvista di cucina, e qui si poteva consumare soltanto pane casareccio,  uova sode, qualche oliva, acciughine, coppiette di suino, fette di formaggio per non bere il vino a stomaco vuoto. 
Le fraschette di oggi sono molto cambiate e sono diventate tutte osterie dove si servono molti piatti della tradizione romana: dall’immancabile porchetta di Ariccia, alla gricia, matriciana, cacio e pepe etc.
Attualmente nelle fraschette c’è sempre un bancone della gastronomia dove si possono acquistare vari generi alimentari da consumare al momento e naturalmente è sempre il luogo ideale per gustare una bella caraffa di vino della casa.

Zanazzo e le ottobrate a Testaccio 
E nei suoi "Usi e costumi dei romani.." Gigi Zanazzo riferisce di gite nella zona di Testaccio:
Siccome Testaccio stà vvicino a Roma, l’ottobbere ce s’annava volentieri, in carozza e a piedi. Arivati llà sse magnava, se bbeveva quer vino che usciva da le grotte che zampillava, poi s’annava a bballà’ er sartarèllo o ssur prato, oppuramente su lo stazzo dell’osteria der Capannóne, o sse cantava da povèti, o sse giôcava a mmòra.
La sera s’aritornava a Roma ar sóno de le tammurèlle, dde le gnàcchere e dde li canti:
«A la reale,
L’ottobbre è ffatto com’er carnovale!».
Bartolomeo Pinelli
 Il saltarello
E ttanto se faceva a curre tra carozze e ccarettelle, che succedeveno sempre disgrazzie.]

[Versione "Siccome Testaccio sta vicino a Roma, a ottobre si andava, in carrozza o a piedi. Arrivati là si mangiava, si beveva quel vino che usciva dalle grotte zampillando, poi si andava a ballare il saltarello o sul prato, oppure davanti all'osteria del Capannone, o si cantava da poverelli,  o si giocava a morra.
La sera si ritornava a Roma al suono delle tamburelle, delle nacchere e dei canti.« Come per i re, ottobre è come carnevale». E tanto si faceva a correre tra carrozze e carrettelle, che succedevano sempre disgrazie].

Giochi, balli per passare il tempo
Nel programma della giornata passata fuori porta c'erano dunque giochi come bocce, ruzzola, altalena e alberi della cuccagna e canti, balli, stornelli. 
Ottobrata Romana
di A. Thomas (1791-1833)
Il vino scorreva a fiumi e accompagnava grandi mangiate: durante le "scampagnate" non mancavano mai gnocchi, gallinacci, trippa e abbacchio. Le tamburelle, le chitarre e le nacchere accompagnavano il ballo del saltarello,  le cui movenze erano spesso accompagnate da un ritornello:

 "birimbello birimbello
  quant’è bono 'sto sartarello
  smòvete a destra smòvete a manca
  smòvete tutto cor piede e  coll’anca"

[Versione: birimbello birimbello, quanto è bello questo saltarello, muoviti a destra e muoviti a sinistra, muoviti tutto con il piede e con l'anca]

La festa era ravvivata dal ritmo del saltarello e  dagli effetti del vino.
Tanto che, come ci racconta lo stesso Zanazzo, il rientro in città era sempre più pericoloso della partenza.
E così le ottobrate romane ancora oggi sono famose per il bel tempo, per i colori e la luce particolare di cui si colora  la città....

3 settembre 2020

Roma sparita. Medicina popolare. Rimedi per curare vari dolori (pancia, milza, reni)


Nonostante già dall'Ottocento nasca la medicina contemporanea e si sviluppino le discipline mediche moderne, nella Roma sparita in molti non potevano permettersi il lusso di andare dal medico, dal chirurgo, dallo speziale o dalla levatrice. 
E allora ?? In caso di dolori vari si seguivano rimedi delle nonne, delle comari, sempre molto empirici e spesso legati alle credenze popolari, suggeriti per  alleviare varie fastidi e malanni fastidiosi.

Dolori di pancia. Per curare questi fastidi si utilizzavano rimedi naturali quali bere due dita di olio d'oliva, messe  dentro mezzo bicchiere di malva.
Faceva bene stendersi sul letto a bocca sotto.
Altro rimedio era quello di far bollire l'orzo con la semola, mettendoci dentro un'oncia di olio di ricino
Questo intruglio si doveva bere la mattina a digiuno. 
In sostanza si trattava di purganti, che avevano come scopo quello di liberare l'intestino...
Lo stesso rimedio faceva  bene anche per il mal d'urina, cioè per le infezioni alle vie urinarie. Soltanto che per questi usava l'acqua della gramigna. 

La gramigna. 
Le sue proprietà sono note sin dalla antichità : era consigliata nelle difficoltà di minzione,  nei calcoli urinari e come potente diuretico. 
La gramigna è da sempre conosciuta per le proprietà di infestante e per questo portata come termine negativo. In realtà è una pianta medicinale utile non soltanto agli uomini, ma anche agli animali. I cani ingoiano le foglie per liberarsi lo stomaco, mentre cavalli ed asini ne traggono giovamento dal consumo
Metodo infallibile per il mal di pancia
Fin qui erano rimedi fatti con erbe, cioè sostanze naturali. 
Invece veniva suggerito un altro rimedio più efficace.
Questa volta si trattava di una credenza popolare. Per non soffrire mai, ma proprio mai di dolori di pancia  il rimedio più sicuro ed economico è infatti questo che segue!!!
All'inizio del mese di marzo, ci si doveva buttare per terra e rotolarsi per 4 o 5 volte per terra, con il vestito..e così si poteva essere sicuri che, fino a quando non si andava a barachaimme ,i dolori di pancia sparivano. 
Con il termine barachaimme si voleva dire: andarsene all’altro mondo. Era una parola ebraica usata dagli Israeliti .

Dolori di reni. Con uno o due soldi di lardo di porco maschio, ci si doveva strofinare  ben bene la parte indolenzita per parecchio, e dopo un pò di tempo il malato si sarebbe sentito meglio (in dialetto "arifiatato").
I reni poi dovevano essere coperti con una pezza di lana riscaldata. 
antico vaso 
da farmacia

Dolori alla milza. Per questa malattia il rimedio suggerito dalle comari di Roma sparita era anch'esso collegato a una credenza e superstizione: quello di portare il malato  in un luogo dove non era mai passatoCome per esempio in qualche parte della Campagna romana.
L'ammalato si doveva portare dietro un bel pezzo di milza di vacca. Una volta arrivati, doveva fare da solo una bella buca per terra. Quindi ci avrebbe dovuto mettere, sempre da solo, il pezzo di milza e poi doveva ricoprire  la buca con la stessa terra; una volta coperta
ci doveva fare sopra una bella pisciata.
In pochi giorni, dopo fatta questa operazione, si poteva star certi che il dolore alla milza sarebbe passato completamente!!!

Mal di fegato o itterizia. Per guarire  dall'itterizia, cioè da una malattia del fegato,  sono sempre le comari che dettavano legge!!!
Si trattava di una cosa semplice semplice. Bastava un uovo fresco in cui mettere una cimice viva e il gioco era fatto. Si doveva bere l'uovo a digiuno e ...via l'itterizia passava.
Oppure si poteva utilizzare un infuso: gramìgna,  terra fojola de tartero (?), e cicoria di rabarbaro. Se ne doveva bere un cucchiaino ogni ora per qualche giorno, e il male sarebbe passato .



1 luglio 2020

Roma sparita. Medicina popolare. I toccasana per guarire da qualsiasi male.

Manna
di san Nicola
A Roma sparita in mancanza di farmaci veri e propri, alcune sostanze venivano considerate miracolose e quindi erano usate per curare  ogni malattia.

La manna di san Nicola di Bari. 
Sostanza veramente miracolosa era ritenuta questa manna.
Dalle ossa del Santo, attualmente custodite nella cripta della Basilica di san Nicola a Bari, sotto l’ altare, aveva, ed ha, origine prodigiosamente un liquido particolare, chiamato “Manna”, al quale i fedeli attribuiscono proprietà taumaturgiche.  
Si tratta di un liquido oleoso e profumato, la cui fama era arrivata anche a Roma sparita. 
Lo vendevano i ciarlatani, persone che esercitavano pratiche da guaritore, approfittando spesso della buona fede del popolo, per ottenere soldi o altri vantaggi. Tant'è che oggi il termine ciarlatano equivale a imbroglione...
La manna era una sostanza difficile da procurarsi, e probabilmente molto costosa. In teoria avrebbe dovuto venire appositamente da Bari. 
In pratica chissà che cosa contenevano le bottigliette spacciate per manna!!! 

Olio delle lampene
Sicuramente più facile ed economico da reperire  era un altro rimedio sanatutto, cioè l’olio delle làmpene. 
 
Si trattava del comune  olio delle lampade votive che ardevano davanti alle sante immagini della  Madonna de Sant’Agostino,  Santa Maria Maggiore, d San Giovanni,  San Pietro, San Paolo,  Santa Cróce in Gerusalemme, e tante altre chiese di Roma e di fuori. Intingendo un pezzetto di cotone dentro l'olio miracoloso, si doveva strofinare ben bene la parte malata, e così si guariva pprima de subbito
B.Pinelli, Il ciarlatano a Roma

La triaca o teriaca
Altro potentissimo e raro rimedio era la Triaca o teriaca : antidoto infallibile per i veleni più potenti, composta da cinquantasette ingredienti, alcuni dei quali davvero particolari come carne di vipera, di rospo e di animali simili e altro.
Successivamente divenne una sorta di panacea universale; di conseguenza aumentarono anche i suoi ingredienti che divennero circa un centinaio. 

Era ordinata dal cerusico cioè il chirurgo.


La teriaca era considerata, sin dalla più remota antichità, il rimedio per eccellenza di tutti i mali, una panacea universale, il suo costo era elevatissimo e ciò faceva sì che fosse riservata soltanto ai ricchi.
Si trattava di un insieme di sostanze, cioè di un preparato farmaceutico composto da una densa miscela di principi attivi, polveri, estratti vegetali il tutto amalgamati con dolcificanti soprattutto il miele allo scopo di coprirne il sapore che doveva essere molto sgradevole.
La teriaca era usata anche a Roma antica e venne  perfezionata da Andromaco il Vecchio, medico di Nerone, con l’aggiunta di carne di vipera che avrebbe dovuto aumentarne a suo parere, le sue virtù come antidoto.
Dopo aver attraversato l’intera antichità ed il Medioevo, la teriaca mantenne come farmaco tutto il suo prestigio sino alla rivoluzione chimica del XVIII secolo che la discreditò anche se essa continuò ad essere prodotta in molte località sino agli inizi del XX secolo.

19 giugno 2020

Roma sparita. Proverbi cosìdetti "igienici" cioè riferiti alla salute

A Roma sparita per tirare avanti, a causa delle difficili condizioni in cui si viveva, serviva la proverbiale saggezza popolare, che caratterizza da sempre il popolo romano. 

A tale proposito i proverbi più diffusi, tutti basati su questa virtù molto romana, riguardano moltissimi aspetti del vivere quotidiano e il  poeta Giggi Zanasso li raccoglie e trascrive, definendoli igienici, perchè
quasi sempre riferiti alla salute.  

Riportiamo i proverbi romani, alcuni dei quali giunti fino a noi, con la relativa versione in rosso. (1.

1. Amore, rógna e ttósse nun s’anniscónneno.
  Amore, rogna e tosse non si possono nascondere.
2. Grassezza fa bbellezza.
 La grassezza è segno di bellezza.
3. Li nèi so’ bbellezze.
I nei sono un pregio.
4. L’acqua fa bbelli l’occhi.
L'acqua purifica gli occhi.
5. Moje, pippa e ccane, nun s’imprèsta manco ar compare.
 Moglie, pipa e cane non si prestano neanche al compare.
6. Beata quella verga che nun porta fiji.(???)
7. Donna de bbôna razza fa prima la femmina e ddoppo er maschio.
Donna di buona razza partorisce prima la femmina e dopo il maschio.
8. Chi ccià ffiji cià mmalanni.
Chi ha figli ha guai.
9. Li peccati de li padri li sconteno li fiji.
I peccati dei padri ricadono su i figli
10. Er sangue nun è acqua.
 Il sangue non è acqua (riferito ai legami di rarentela)
11. È mmejo che ppiagni er fijo che la madre.
E' meglio che piange il figlio piuttosto che la madre.
12. Le crature stanno sempre a bbecco a mmòllo come l’ucèlli.
Le craeature mangiano continuamente come gli uccelli.
13. Panza pizzuta; fijo maschio.
Se la pancia è a punta, il figlio sarà maschio.
14. Majali e ffiji come l’allèvi li piji.
15. Chi ppresto addenta, presto sparènta.
16. Li dolori der parto se scordeno prèsto.
I doloir del parto si scordano presto
17. Donna pelosa, o mmatta o virtuosa.
Donna pelosa o matta o virtuosa
18. Chi allèva un fijo l’allèva matto; chi allèva un porco l’allèva grasso.
Chi alleva un figlio lo alleva matto, chi alleva un maiale lo alleva grasso(??)
19. Madre bbrutta fa li fiji bbèlli.
Madre brutta fa i figli belli
20. Fiji e affanni, scurteno l’anni.
Figli e affanni, accorciano gli anni
21. Mòreno ppiù agnèlli che ppècore.
Muoiono più agnelli che pecore (riferito all'età delle persone)
22. Créscheno l’anni e ccréscheno li malanni.
Con gli anni crescono i malanni 
23. Gallina vecchia fa bbon bròdo.
La gallina vecchia fa il brodo buono (riferito all'età della donna)
24. Gioventù ddisordinata fa vvecchiaja tribbolata.
 Chi da giovane fa una vita disordinata, farà una vecchiaia tribolata
25. La vecchiaja nun vô ggiôco: ma vô vvino, callo e ffôco.
La vecchaia non vuole gioco: ma vuole vino, caldo e fuoco.
26. La gioventù vô er su’ sfògo.
La gioventù vuole divertimento.
27. La Francia s’arivede in vecchiaja.
Chi non muore si rivede
28. Er giovine ha dda morì’ er vecchio deve.
Il giovane morirà dopo, il vecchio deve morire subito.
29. Li compagni der vecchio babbeo, sò’ la scatola, l’occhiali e’ ’r pallone.
I compagni del vecchio babbione sono la scatola, gli occhiali e il pallone.(??)
30. Vecchia zzitella fa ggiovine madre.
La vecchia zitella accompagna la giovane madre.
31. Aprile, dorce dormire.
Aprile dolce dormire (riferito all'arrivo della primavera)
32. De Marzo cresci panni; d’Aprile nun t’alleggerì’; de Maggio vacce adacio; de Giugno bbutta er cuticugno.
A Marzo copriti di più, ad aprile non ti alleggerire, a Maggio vai adagio, a giugno butta il soprabito.
33. Pregamo er Patreterno ch’estate sii d’estate e inverno sii d’inverno.
Preghiamo il Padreterno che l'estate sia estate e l'inverno sia inverno.
34. Chi nnasce de marzo, è mmatto.
Chi nasce di marzo è matto
35. Cattivo inverno fa cattivo istate.
Un inverno cattivo, porta una estate cattiva
36. Primo d’agosto, capo d’inverno.
Il primo agosto, inizia l'inverno.
37. La quaja d’agosto cià la frebbe ggialla su la códa.(??)
38. Chi nnasce môre.
Il nascere si porta dietro anche la morte.
39. Se cammini cor culo, ma sse campi. (??)
40. La morte e la vita stanno i ’mmano de Dio.
La morte e la vita stanno in mano di Dio
41. Oggi in figura, domani in sepportura.
Oggi in piedi, domani nella tomba (riferito alla brevità della vita)
42. Tigna e rógna, antro male nun ciabbisògna.
Tigna e rogna  come malattie bastano
43. A la salute nun c’è pprèzzo.
La salute non ha prezzo.
44. Se dice a l’ammalati: poco e spesso.
Si dice agli ammalati: (mangia) poco e spesso.
45. N’ammazza ppiù la góla che la spada.
Ne uccide più la gola che la spada (riferito all'ingordigia)
46. Piedi calli e ttesta fredda.
Piedi caldi e testa fredda.
47. Casa senza sole: mèdico a ttutte l’ore.
Casa senza sole, medico a tutte le ore.
48. Indove nun c’entra er sole, c’entra er medico.
Dove non entra il sole, entra il medico
49. Frebbe quartana: ammazza li vecchi e li ggiovini sana.
febbre quartana: ammazza i vecchi e risana i giovani.
50. Braccio ar collo e ggamme a lletto.(??)
51. Dieta e sservizziali, guarischeno tutti li mali.
Dieta e clisteri .. guarsiscono tutti i mali.
52. Chi nun crede ar dolore, guardi er colore.
Chi non crede al dolore, guardi il colorito.
53. Er male deve fa’ ’r su’ corso.
La malattia deve fare il suo corso
54. La rosalìa tre ggiorni cresce e ttre ggiorni cala.
La malattia chiamata rosalia cresce per tre giorni, e dopo cala per tre giorni.
55. Lascia er fôco ardente e corri a ddonna partorènte.
lascia il fuoco che arde e corri dalla donna che partorisce.
56. Chi mmagna campa, e cchi ddiggiuna crèpa.
Chi mangia campa, e chi digiuna muore
57. Gnènte è bbôno pe’ ll’occhi(??)
58. Er medico pietoso fa la piaga puzzolènte.
Il medico pietoso rende la piaga puzzolente
59. Mejo ar fornaro che a lo spezziale.
meglio dal fornaio che dal farmacista.
60. È mmejo a ppuzzà’ dde vino che d’acquasanta.
E' meglio l'odore del vino che quello dell'acquasanta (riferito ai sacramenti somministrati prima di morire)
61. E mmejo a ssudà’ cha stranutà’.
Fa meglio sudare che starnutire
62. Chi ppiscia chiaro fa la fica ar medico.
Chi fa la pipì chiara fa gli scongiuri al medico(nel senso che tiene lontano il medico) 
63. A mmale fresco c’è rimedio.
Alla malattia  insorta da poco si può rimediare
64. Finchè c’è ojo a la làmpena l’ammalato campa.
Finchè c'è l'olio nella lampada votiva, l'ammalato campa.(riferito alla portezione del santi protettori delle malattie)
65. L’appetito è bbon ségno.
Avere appetito è un buon segno.
66. Er cuntinuvo ammazza l’omo
La vita monotona ammazza l'uomo
67. Le malatie longhe consumeno le case.
Le malattie lunghe consumano le case (nel senso economico e morale)
68. Er male ariva come ’na cannonata, e vva via a oncia a oncia.
Il male arriva come una cannonata e va via piano piano.
69. Er mèdico è ccome er boja: se paga per èsse’ ammazzati.
Il medico è come il boia : si paga per essere ammazzati.
70. Guai, quanno l’ammalato chiede er vino!
Guai, quando l'ammalato chiede il vino.
71. È mmèjo ’na bbôna ca... che ’na bbôna magnata.
E' meglio una buona ca(gata) che una buona magnata
72. L’osso stii bbene; ché la carne va e vviéne.(???)
73. E’ llatte viè’ ppe’ le minestre e nno ppe’ le finestre.
La donna che allatta si deve nutrire bene .
74. Sempre bbène nun se pô sta’; ssempre male nemmeno.
Sempre bene non si può stare, sempre male nemmeno
75. Er sangue stagna; ma llassa la magagna.(??)
76. ’St’anno pédicellósa, ’st’antr’anno spósa.
Quest'anno piena di foruncoli, il prossimo anno si sposa (riferito alla donna giovane)
77. Quanno s’ariccónta nun è gnente.
Quando si può raccontare quel che succede,  vuol dire che è tutto passato.
78. Mejo logrà’ le scarpe che le ssedie.
meglio logorare le scarpe piuttosto che le sedie
79. Acqua e vvino, ingrassa er bambino.
Acqua e vino ingrassano il bambino
80. Beato quer parto che in ventiquattr’ora è ffatto.
Beato quel parto che in 24 ore è fatto
81. Lo spècchio de lo stòmmico è la lingua.
La lingua è lo specchi dello stomaco.
82. Ojo de lume, ’gni male consuma.
Olio del lume, consuma ogni male (riferito alla convinzione diffusa che
l’olio che bruciava perl’illuminazione della casa, avesse delle virtù terapeutiche marcate, e fosse adatto alla cura di molte malattie)
83. Ojo de lucerna ’gni male guverna.
Olio della lucerna ogni male....(vedi sopra)
84. Bocca amara, tièttela cara.
Bocca amara tienitela cara
85. Carne fa ccarne; vino fa ssangue; erba fa mm...
Carne fa carne, vino fa sangue, erba fa merda
86. Se magna pe’ ccampà’, no ppe’ ccrepà’.
Si mangia per campare, non per crepare
87. Latte e vvino, véléno fino.
Latte e vino, veleno fino
88. Magna poco e spésso.
Mangia poco e spesso
89. Quer che appetisce, nutrisce.
Quello che piace , nutre
90. Sacco vóto nun s’arègge dritto.
Sacco vuoto non si regge dritto (riferito alla mancanza di cibo)
91. L’acqua ruvina li ponti e er vino la testa.
L'acqua rovina i ponti e il vino la testa
92. Er vino è la zzinna de li vècchi.
Il vino è la mamella dei vecchi (riferito all'allattamento)
93. Bon vino fa bbon sangue.
Vino buono fa buon sangue
94. Moje ggiovine e vvino vècchio.
Moglie giovane e vino vecchio
95. La sera orsi; la mmatina arsi.???
96. Bacco, tabbacco e Vvènere, riducheno l’omo in cennere.
Bacco, tabacco e venere, riducono l'uomo in cenere.
97. È mmejo tajà’ er deto che la mano.
E' meglio tagliare il dito che la mano
98. Un diavolo scaccia l’antro.
Un problema sciaccia un altro
99. E’ riso fa bbon sangue.
Ridere fa bene
100. A Roma pe’ ttesta; a Nnapoli pe’ ggamme.???
101. Er male nun viè’ ssempre pe’ ffa’ mmale.
Non tutti i mali vengono per nuocere..
102. Chi mmagna prima e mmagna dòppo, mmer... de galoppo.
Chi mangia sempre, va al bagno di fretta???
103. A ll’arberi le foje, a le donne le dòje.
A gli alberi le foglie, a le donne le doglie
104. Chi ttócca lèva.
105. Ar mèdico la visita; a lo speziale la ricètta.
Il medico fa la visita, lo speziale la ricetta
106. Cascata de foje, catalètto ammannito.
Caduta di foglie, funerale ???
107. Chi mmagna troppo, stima casa
Chi mangia troppo, vomita in casa.
108. Callo che ddóle, pioggia vicina.
Callo che fa male è sintomo di pioggia
109. Er sale fa ll’ossa; e ll’ossa lo schertro.
110. Ne sballa ppiù la ghiottoneria che il coltello
provoca la morte più la ghiottoneria che il coltello.
111. La pelle è una; chi sse la sa guardà’ è ’na gran furtuna.
La pelle (nel senso di vita) è una, chi la sa proteggere è una gra fortuna
112. Cascata de ggioventù, ossa ammaccata; cascata da vecchio, morte avantaggiata.
Qunado si cade da giovani si ammaccano solo le ossa, quando si cade da vecchi si avvicina la morte.
113. Dimme che vvita fai, e tte dirò la morte che ffarai.
Dimmi che vita fai, e ti dirò la morte che farai.
114. Er male de ll’occhi se guarisce cor gommito.
Il male degli occhi si guarisce col gomito ?????????
115. Magna bbene, ca... forte, e nun avè’ ppavura de la morte.
Magna bene, caca forte, e non aver paura della morte
116. Carne insaccata, mar giudicata.
117. A mmagnà’ e a ggrattà’, tutto stà a incomincià’.
Mangiar e  e grattarsi, tutto sta ad iniziare.
118. Sette ore le dorme un còrpo, otto ore un pòrco.
Sette ore dorpe un corpo umano, otto ore un porco
119. Aria dé fessura té manna in sepportura.
Aria proveniente da una fessura , ti manda nella tomba
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(1. Man mano che si chiarirà il significato di alcuni  proverbi al momento oscuri  si aggiungerà il significato..

11 giugno 2020

Roma sparita. 13 giugno, la festa dei "fravolari " ossia dei venditori di fragole.

B. Pinelli, festa dei fravolari
davanti alla Rotonda
A Roma sparita il 13 giugno si celebrava Sant'Antonio da Padova, anche come protettore dei fravolari. 
La festa era chiamata il trionfo delle fragole, perchè dedicata a questo frutto dolce come il nettare e molto amato dai romani fin dai tempi antichi. 
Tutti i raccoglitori, i venditori e le venditrici di fragole, spesso belle e prosperose, invadevano le piazze e strade di Roma, portandosi dietro ceste piene di frutti coloratissimi.

Sant'Antonio
Per festeggiare Sant' Antonio e le fragole si seguiva un rituale fisso
Un fravolaro portava sulla testa un gran canestro fatto come un trionfo, tutto guarnito di fragole e arricchito intorno con tanti canestrini inargentati con la carta e pieni appunto di fragole.
Venditore ambulante
di fragole fresche 

(antica incisione)
Il cima al trionfo si innalzava la statuetta di san Antonio, che era proprio il protettore dei fravolari (=fragolari).
Seguiva la statuetta un corteo composto da tutti i fravolari e el fravolare vestite a festa. Si  cantava al suono del tamburello tanti ritornelli tutti in onore di sant'Antonio e delle fragole.
Questa processione partiva da piazza Campo dei fiori, sede di uno dei più importanti mercati di Roma, e passava per le più belle strade e piazze di Roma.
Oggi la festa si svolge a Nemi. 
Il particolare microclima di questa gradevole cittadina favorito dalla presenza dell’omonimo lago, insieme con la costanza degli abitanti che per secoli hanno cercato le piantine nel sottobosco per trapiantarle nei poderi terrazzati delle pendici del lago o sulle sponde del lago stesso, permettono una coltivazione rigogliosa. 
Pierre Auguste Renoir, 
Fragole
E chi è ghiotto del frutto oggi simbolo di Nemi e dell’estate, non può certo perdersi questo appuntamento unico. Durante la celebre sfilata delle “Fragolare”, che come ogni anno, attraverseranno in corteo il paese, indossando l’antico costume della tradizione (gonna rossa, bustino nero, camicetta bianca e mandrucella di candido pizzo in testa) verranno regalate a tutti i visitatori le celebri fragole. 

3 giugno 2020

Roma sparita. Storia di Guendalina Talbot, donna buona e caritatevole

 Gwendaline Talbot,
contessa di Shrewsbury
(1817-1840)
Tanta povera gente, tanti bisognosi,  ammalati, invalidi, mendicanti popolavano Roma sparita
In un mondo in cui non esisteva il welfare, un aiuto poteva venire ai bisognosi  da una delle tante istituzioni caritatevoli, che nei secoli erano state create anche con l'obiettivo di arginare e controllare questa diffusa piaga sociale. 
Lo scopo non era spesso quello della carità cristiana,  ma piuttosto il pericolo per l'ordine pubblico, che una massa di diseredati in giro per la città costituiva.
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Talvolta alle istituzioni religiose, agli ospedali, ospizi etc si affiancavano uomini e donne che avevano fatto della carità uno scopo di vita cristiana. 

Ovviamente questi benefattori e  benefattrici si contavano sulle dita delle mani.

Una dama per le strade di Roma. In questa difficile situazione, una dama in particolare, diventata un personaggio nelle strade di Roma, aveva fatto breccia nel cuore dei diseredati romani, che rimasero fedeli anche alla sua memoria per la bontà, la misericordiaassistenza  dimostrata nei loro confronti da questa giovane nobildonna. 
E se ne ricordarono per un lungo periodo!!!
Si trattava di Guendalina Borghesenata Talbot, che morì prematuramente nel 1840 alla giovane età di soli 23 anni, e che, come detto, rimase a lungo nella memoria del popolo. 

Viaggi a fini educativi
Guendalina Talbot era una nobildonna inglese, nata il 3 dicembre 1817 nella contea di Gloucestershire, in Inghilterra da nobile famiglia di origine irlandese. 
Insieme alla famiglia cominciò fin da piccola a viaggiare: Francia, Svizzera e Italia. 
A Roma nel 1823, Guendalina inisieme al padre Conte di Talbot fu ricevuta da Pio VII e si racconta che la ragazzina riportò grande impressione dalla figura del pontefice e della città, dove ritornò anche negli anni successivi per passare l'inverno, giovandosi insieme alla sua famiglia del clima mite della città. 
Dopo un soggiorno a  Napoli, nel 1826 era di nuovo a Roma, e dopo,  facendo un lungo viaggio, torno di nuovo in Inghilterra
Il padre era infatti convinto dell'importanza dei viaggi a fini educativi. E proprio in quel periodo Guendalina  cominciò ad approfondire la sua cultura con lo studio della storia, di cui quella romana era un capitolo importante, nonchè delle lingue italiana e francese

Guendalina giovane donna misericordiosa
E già, quando risiedeva in Inghilterra, cominciò ad interessarsi dei poveri, dei diseredati che circondano le tenute di famiglia.
In quanto ad aspetto fisico, Guendalina era bellissima e ricordava le angeliche figure dipinte da Raffaello
Arrivata a 17 anni, bella, ricca, nobile, con una buona educazione e un animo gentile e misericordoso Guendalinadopo aver viaggiato tanto, era di nuovo a Roma, ormai diventata sua seconda patria. 
Marc'Antonio Borghese
Qui non poteva sottrarsi all'ammirazione di signori romani che iniziarono a corteggiarla. E varie furono le richieste di matrimonio. 

Incontro con Marc'Antonio Borghese
Fra i tanti, Guendalina conobbe anche il principe Marc'Antonio Borghese che ne rimase incantato e ben presto ne chiese la mano.
Marcantonio V BorgheseVIII principe di Sulmona, IX principe di Rossano (1814 – 1886), era nato il 23 febbraio 1814 a Parigi, dove trascorse gli anni della giovinezza. Nel 1833 si trasferì a Roma con il padre, assecondando così il volere di Papa Gregorio XVI
L'anno seguente chiese la mano di Guendaline Catherine Talbot (Cheltenham1817 – Roma1840), figlia di Lord John Talbot, XVII Conte di Shrewsbury e noto archeologo. 
Dopo aver dato un memorabile ballo in maschera in onore della giovane nel periodo di carnevale, l'11 maggio 1835 il cardinale Thomas Weld, cugino di Lord Shrewsbury, celebrò le nozze nella cappella di Palazzo Odescalchi
Da questo matrimonio nacquero quattro figli, dei quali solo una sopravvisse all'epidemia di colera che imperversò in europa e a Roma fra il 1835-38.  Guendalina si salvò dalla peste ma nel 1840 morì, forse di scarlattina, a soli ventitré anni. 

Guendalina principessa caritatevole 
A Roma la principessa si fece notare per le tante opere caritatevoli nei confronti dei diseredati, degli ammalati e dei bisognosi. L’attenzione ai più deboli, ai poveri, agli ammalati abbandati, nella prima metà dell’800, sono il centro dell’instancabile attività caritativa e di promozione sociale svolta di questa nobildonna.
Anche durante l'epidemia di colera, sopra ricordata, fu instancabilmente al fianco degli ammalati, Lei che poteva vivere nel lusso sia per la sua nascita, che come conseguenza del suo matrimonio.
Non solo, si ha notizia che promosse anche alcune istituzioni caritatevoli come i Fratelli della Dottrina cristiana per l'istruzione dei figli del popolo e dei poveri, le congregazioni parrocchiali delle dame romane per il soccorso ai poveri, e la congregazione parrocchiale per la propaganda della fede.
Il ricordo dell'animo caritatevole di questa principessa "le cui doti della mente erano vinte da quelle del cuore"(1) rimane nei compianti scritti per la sua scomparsa e nella biografia postuma, mentre la bellezza di Guendalina Talbot Borghese sopravvive nei suoi ritratti commissionati dal marito, alcuni realizzati dal pittore Giovanni Battista Canevari (1789-1876).

Racconta Zanazzo. 
Conferma a quanto detto si trova anche le pagine scritte da Zanazzo che contengono un ricordo di questa pia nobildonna.
Fino a qualche anno prima a Roma sparita era in vita qualche vecchietta che si ricordava di questa signora, perchè in gioventù era stata beneficata da lei e appena la nominava le mandava ancora tante benedizioni.
E quanto era bella donna Guendalina! Doveva assomigliare al sole, perchè chi l'aveva conosciuta non poteva fare a meno di dirlo.
Benchè fosse una signora, una principessa, non faceva altro tutto il giorno che andare in giro nelle peggiori tuguri a soccorrere la povera gente. 
A vederla così bella, per certe strade, chi non la conosceva, chissà che cosa si sarà creduto! Infatti un giorno un paino (cioè un bellimbusto) gli si mise dietro a infastidirla. Lei seria seria, lo lasciò fare finchè non arrivò alla casa del povero che andava a beneficare. Arrivata sul portone, si fermò, si voltò e vedendo quel soggetto che gli andava ancora dietro, tirò fuori dal portamonete una piastra d'argento e gliela mise in mano. Figuratevi con che naso rimase quel paino! Quando donna Guendalina morì ( e morì giovane assai, disgraziatamente per Roma) tutti la rimpiansero. 
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(1) Silvagni, La corte pontificia, vol. IV, 1883–85, p. 148). vedi anche 

Bazar di novita artistiche, letterarie e teatrali, Volume 4 dell'11 dicembre 1844