Roma sparita

1 ottobre 2019

Roma sparita. Le ottobrate.


"Ottobrata romana": questa espressione si usa per definire il clima mite che caratterizza il mese di Ottobre a Roma. Infatti la Capitale ad Ottobre è unica e bellissima: praticamente vive una seconda estate con i colori e gli odori dell'autunno.
Le "ottobrate" erano le tradizionali feste che chiudevano il periodo della vendemmia nel mese di ottobre. Per celebrare il raccolto e la fine del duro lavoro, nelle giornate di giovedì e di domenica ogni famiglia organizzava una gita fuori porta (detta "ottobrata" per l'appunto) e da ogni rione partivano delle carrette adornate di campanacci, su cui sedevano le ragazze. Il resto della comitiva seguiva a piedi il carro fino alla destinazione
.

Le scampagnate fuori porta
Oggi sembra impossibile immaginare com'era Roma sparita quando nelle zone fuori porta (Ponte Milvio, San Giovanni, Porta Pia, San Paolo, Monteverde e Monte Mario, Testaccio ...) era tutto un fiorire di orti e vigne.
La città si sviluppava all'interno delle mura, fuori era campagna, con qualche rudere, qualche osteria e qualche isolata costruzione.  
E così, era tradizione specialmente nel mese di ottobre andare a fare scampagnate fuori porta.  Quando le vigne erano ricolme di uve pronte per la raccolta, e  la vendemmia era ancora da fare si partiva da Roma per una festa di fine raccolto, dove tra  spensierati  stornelli, fiumi di vini novelli, l'allegria regnava sovrana. 
Le belle donne romane erano al centro dell'attenzione, con le loro mise particolari e con ornamenti floreali, rinnovando gli antichi riti dei Baccanali.
Le fraschette
 Campagna romana
(S. Corrodi-1876) 
In effetti ai romani è sempre piaciuto bere e mangiare fuori casa. Si vedano a tal proposito le fraschette tipiche dei castelli, dove lo stretto legame con il vino si coniuga con la la tradizione delle osterie, dette appunto ‘fraschette’. 
Un nome legato all’usanza di esporre sull’insegna dell’osteria un ramoscello di vite, o frasca. Qui, in tempi più antichi, si poteva mangiare del pane o cibi che si portavano già preparati da casa e bere il vino dei Castelli, servito in particolari contenitori di vetro, i barzilai (doppi litri), i tubbi (litri) e le fojette (mezzi litri).
Ciò che differenziava un’osteria da una fraschetta era il fatto che quest’ultima fosse sprovvista di cucina, e qui non veniva offerto nulla, fatta eccezione per un po’ di pane o delle uova sode per non bere il vino a stomaco vuoto.

Zanazzo e le ottobrate a Testaccio 
E nei suoi "Usi e costumi dei romani.." Gigi Zanazzo riferisce di gite nella zona di Testaccio:
Ottobrata Romana 
AJB Thomas (1791-1833) 
Siccome Testaccio stà vvicino a Roma, l’ottobbere ce s’annava volentieri, in carozza e a piedi.
Arivati llà sse magnava, se bbeveva quer vino che usciva da le grotte che zampillava, poi
s’annava a bballà’ er sartarèllo o ssur prato, oppuramente su lo stazzo dell’osteria der
Capannóne, o sse cantava da povèti, o sse giôcava a mmòra.
La sera s’aritornava a Roma ar sóno de le tammurèlle, dde le gnàcchere e dde li canti:
«A la reale,
L’ottobbre è ffatto com’er carnovale!».
Bartolomeo Pinelli
 Il saltarello
E ttanto se faceva a curre tra carozze e ccarettelle, che succedeveno sempre disgrazzie.]

[Versione"Siccome Testaccio sta vicino a Roma, a ottobre si andava, in carrozza o a piedi. Arrivati là si mangiava, si beveva quel vino che usciva dalle grotte zampillando, poi si andava a ballare il saltarello o sul prato, oppure davanti all'osteria del Capannone, o si cantava da poverelli,  o si giocava a morra.
La sera si ritornava a Roma al suono delle tamburelle, delle nacchere e dei canti.« Come per i re, ottobre è come carnevale».

E tanto si faceva a correre tra carrozze e carrettelle, che succedevano sempre disgrazie]

Nel programma della giornata passata fuori porta c'erano dunque giochi come bocce, ruzzola, altalena e alberi della cuccagna e canti, balli, stornelli. Il vino scorreva a fiumi e accompagnava grandi mangiate: durante le "scampagnate" non mancavano infatti mai gnocchi, gallinacci, trippa e abbacchio. Le tamburelle, le chitarre e le nacchere accompagnavano il ballo del saltarello,  le cui movenze erano spesso accompagnate da un ritornello:
Bartolomeo Pinelli- Gioco a morra
 (proprio sotto un pergolato)

 "birimbello birimbello
  quant’è bono 'sto sartarello
  smòvete a destra smòvete a manca
  smòvete tutto cor piede e  coll’anca"
.



La festa era ravvivata dal ritmo del saltarello e  dagli effetti del vino.
Tanto che, come ci racconta lo stesso Zanazzo, il rientro in città era sempre più pericoloso della partenza.
E così le ottobrate romane ancora oggi sono famose per il bel tempo, per i colori e la luce particolare di cui si colora  la città....

6 settembre 2019

Roma sparita. Le feste delle madonelle nei rioni romani


Le domeniche dei mesi di agosto e di settembre, nei giorni di festa dedicati alla Madonna, a Roma sparita si festeggiavano le statue delle madonne e soprattutto le tante madonnelle  che si affacciavano dai cantoni delle strade di Roma.

Il culto di Maria, madre di Gesù, era molto sentito dalle donne sia aristocratiche che popolane, che spesso  trovavano nella Madonna l'unica consolazione ai tanti drammi che la loro esistenza presentava. 

E così era un'usanza popolare molto diffusa quella di rendere omaggio alla Madonna allestendo degli altarini improvvisati in tutti rioni di Roma

E sono veramente tante le feste dedicate alla Madonna:
  • Maria Madre di Dio (1º gennaio),
  • la Purificazione di Maria (2 Febbraio),
  • Maria di Lourdes (11 Febbraio),
  • la Vergine Annunziata (25 Marzo),
  • Maria Ausiliatrice (24 Maggio),
  • la Visitazione (o festività della Madonna delle Grazie) (31 Maggio),
  • la Madonna del Carmelo (16 Luglio),
  • la Madonna degli Angeli (2 Agosto),
  • la Madonna della Neve (5 Agosto),
  • l'Assunzione di Maria Vergine (15 Agosto),
  • Maria Regina (22 Agosto),
  • Natività della Beata Vergine Maria (8 settembre)
  • il Santissimo Nome di Maria (12 Settembre),
  • la Vergine Maria Addolorata (15 Settembre),
  • la Madonna della Mercede (24 Settembre),
  • la Madonna del Rosario (7 Ottobre),
  • Vittore Carpaccio: 
    Natività di Maria Vergine
  • l'Immacolata Concezione (8 Dicembre).
Festa per la nascita di Maria
In particolare nella ricorrenza dell'8 settembre (natività della Beata Vergine Maria) si celebra la nascita della Beata Vergine Maria che è l’unica, insieme a Giovanni Battista e a Gesù stesso, di cui si celebra non solo il trapasso, ma la nascita terrena
Questa festa ha origini molto lontane in quanto è stata introdotta addirittura dal papa Sergio I (687-701) nel solco della tradizione orientale. 
Alla nascita di Maria è legata la figura di Sant'Anna, madre della Vergine e protettrice delle partorienti.

Le Madonnelle  
Caratteristiche di Roma, le madonnelle sono delle piccole edicole a muro affisse agli angoli dei palazzi antichi. Se ne contano ben oltre 500, distribuite soprattutto nel centro storico, ma un tempo erano migliaia, secondo quanto risulta da un censimento condotto nel XIX secolo.
Gran parte di esse sono dedicate alla Madonna, dalla quale presero il nome, ma qualcuna raffigura anche altri soggetti sacri.
L'uso di applicare le Madonnelle all'esterno dei palazzi, soprattutto ai cantoni dei palazzi, sembra risalire addirittura al costume degli antichi romani che costruivano piccoli altari pubblici dedicati ai lares compitales, le divinità tutelari pagane che proteggevano gli incroci.

Ci racconta Gigi Zanazzo che in particolare le feste della Madonna, che cadevano nei mesi di agosto e settembre, erano molto sentite  dalle comari romane e dal popolo di Roma sparita. 

E le comari coinvolgevano i ragazzini nell'allestimento di altarini spesso improvvisati davanti  alle madonnelle,  a cui nei momenti bui, tutti si rivolgevano spesso.

Così le Madonnelle venivano addobbate con fiori freschi, con vasetti di piante fiorite, e con tanti lumini intorno per illuminarle anche di notte.
Immaginiamoci come doveva essere suggestiva Roma Sparita in queste feste...con  la colorita presenza delle popolane romane, circondate sempre dai numerosi e vocianti bimbi, ad  animare  quelle strade, piazze e vicoli dove erano poste le madonnelle. Bastava alzare lo sguardo per sentire la benevola protezione della Madonna...  

Le spese per le feste
Tutto questo comportava però una spesa straordinaria soprattutto se a pensarci erano le comari...i cui modestissimi bilanci familiari  non potevano certo permettere spese extra.
Così per rifarsi delle seppur modeste spese, mettevano i ragazzini per strada con una scatoletta o con un piattino per chiedere qualche elemosina, recitando questa cantilena:
"Su voialtri, giovanotti, che mangiate i bocconotti (= dolcetti di pasta frolla) , che bevete del buon vino, dateci un soldo per ogni altarino.
[«Su vvojantri, giuvinotti,
Che mmagnate li bbocconòtti,
Che bbevete der bon vino;
Datece un sordo pe’ ll’artarino!».]

1 agosto 2019

Roma sparita. Miracolo, nevica il 5 agosto.


Il miracolo della neve 
 (Masolino, 1428)
La costruzione della basilica di Santa Maria Maggiore, che anticamente si chiamava Santa Maria della neve si porta dietro un'antica leggenda.
E' la notte del lontano 4 agosto del 352 d.C., e si narra che Papa Liberio fa un sogno: gli appare uno splendore (cioè la Madonna), che gli dice sta per accadere un evento assolutamente straordinario. Non dice dove, ma aggiunge che nel luogo dove l'evento sarebbe accaduto,  si sarebbe dovuta edificare una chiesa a Lei dedicata. 
Ma non finisce qui...L'identico strano sogno, la stessa notte, lo fa un ricco patrizio romano, di nome Giovanni, e sua moglie. Questi anziani e ricchi coniugi, poichè erano senza figli,  avevano già deciso di donare tutti i loro beni per l'edificazione di un tempio a Maria, ma ancora non avevano deciso nè dove nè come. E per questo bel pensiero furono premiati nel sogno..

E' la notte fra il 4 e 5 agosto del 352 e a Roma fa un gran caldo: improvvisamente si verifica un evento incredibile che lascia  di stucco tutti i romani: una abbondante nevicata copre   completamente  il colle Esquilino !
Miracolo, miracolo si sente urlare per le strade!!
La mattina  del 5 agosto, il patrizio romano e la moglie, si recano da papa Liberio, per riferire del sogno, ma... turbati si confidano che la madonna era apparsa a tutti e tre in sogno. 
Così insieme si precipitano sul colle per vedere di persona quel prodigio. E capiscono che il miracolo della nevicata estiva è il segno che la Madonna aveva loro indicato nel sogno. 
E così il papa comincia a tracciare, proprio su quella neve, quello che fu l'impianto originario della basilica.
La leggenda è descritta in un bel dipinto di Masolino da Panicale (si trova al Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli) . 

Matthias Grunewald, 
Il Miracolo della Neve
Questa leggenda, molto famosa a Roma sparita,  è riportata da Giggi Zanazzo e anche Giuseppe Gioacchino Belli gli dedica un bel sonetto:

La Madòn de la neve
La Madòn de la neve è una Madonna
diverza assai da la Madòn de Monti,
da quell’antra(1) viscin’a ttor de Conti
e da quella der zasso a la Ritonna. (2)
Sopra de lei m’ariccontava nonna,
fra ttant’antri (3) bbellissimi ricconti,
’na storia vera da restacce tonti, (4)
che nnun ze n’è ppiú intesa la siconna.
Ciovè cche un cinqu’agosto, a ora scerta, (5)
nevigò in zimetría su lo sterrato
fra vvilla Strozzi e ’r palazzo Caserta.
E intanto un Papa s’inzoggnò un sprennore; (6)
e «Vva», ss’intese dí: «ddov’ha ffioccato
fa’ ffrabbicà 7 Ssanta Maria Maggiore».

Note: 1 Altra. 2 Al Panteon. 3 Tanti altri. 4 Da restarci attoniti. 5 Ad ora certa. 6 Si sognò, sognò uno splendore. 7 Fa’fabbricare.
particolare 
(Matthias Grunewald,) 
il sogno di papa Liborio
particolare (Matthias Grunewald)  
 l'apparizione della Madonna

[Versione.
La madonna della neve. 
La madonna della neve è una madonna molto diversa dalla madonna dei monti, e da quell'altra vicina a tor de' conti e da quella del sasso alla Rotonda. 
Sopra di lei mi raccontava nonna, fra tanti altri bellissimi racconti, una storia vera da restarci attoniti, simile alla quale non se ne è sentita una seconda.
Accadde che un 5 di agosto, a un'ora incerta, nevicò sul terreno sterrato fra villa strozzi e il palazzo Caserta.
E intanto il papa si era sognato uno splendore: e sentì dire"vai, dove ha nevicato e fai edificare Santa Maria Maggiore"]



Ancora oggi ogni 5 agosto, viene organizzata una suggestiva cascata di petali di rosa dalla Cappella paolina, interna alla Basilica, per ricordare il miracolo della neve.

30 luglio 2019

Nella Roma del Seicento, la leggenda di Donna Olimpia detta la Pimpaccia

Nel secolo XVII una donna era famosa per aver alimentato ostilità, pettegolezzi e leggende, il cui eco è giunto fino a noi: Donna Olimpia Madalchini, soprannominata la Pimpaccia de Roma.
Olimpia Maidalchini (1591 – 1657)
Donna intelligente, tenace, intraprendente e risoluta, aveva sposato in seconde nozze Pamphilo Pamphilj, uomo molto più anziano di lei. 
E così divenne intima (qualcuno dice amante) del cognato Giambattista Pamphilj, eletto papa con il nome di Innocenzo X (1644 -1655). 
Per intenderci quello dello splendido ritratto di Diego Velazquez!!
Donna Olimpia, proprio grazie allo stretto legame con il pontefice, divenne ricchissima
Gli furono affibbiati due soprannomi significativi: la “papessa” per il potere acquisito e la “pimpaccia”, cioè una donna facile al peccato, secondo le strofe satiriche dedicatele da Pasquino, una delle “statue parlanti” di Roma.
Il nuovo papa Innocenzo X
D.Velazquez,
Innocenzo X

Con la morte di UrbanoVIII Barberini (1623-1644)avvenuta il 29 luglio 1644, il popolo romano, in festa per le vie della città, sperava che, con il nuovo papa, si sarebbe attenuato il nepotismo, che imperversava senza freno tra le mura pontifice. Ma non fu così!!!Il 15 settembre 1644 fu eletto papa il cardinale Giovan Battista Pamphilj, voluto dalla fazione del papa defunto e antifrancese.

I Barberini sperano di mantenere i loro privilegi. Papa Pamphilj era nato a Roma il 6 maggio 1574, era stato avvocato concistoriale e uditore di Rota, nonché nunzio apostolico a Napoli. In virtù della familiarità e di favori scambiati reciprocamente, i Barberini, eredi di Urbano VIII, speravano, appoggiando la sua candidatura, di continuare nel lusso e nell’agiatezza condotta nel pontificato precedente. Quasi subito, invece, Innocenzo X diede corso a una serie di inchieste sui Barberini, con l’intento di far luce sull’enorme crescita del loro patrimonio negli anni precedenti.

Il trionfo di Donna Olimpia. L’elezione al soglio pontificio di Innocenzo X (1644-1655), segnò il trionfo di Donna Olimpia Maidalchini : la ricca vedova viterbese raggiunse una posizione di assoluta centralità nella vita politica romana.
Bagni di Donna Olimpia
Olimpia divenne ben presto la musa ispiratrice del pontefice: donna ambiziosa, avida, intrigante, di cui contemporanei dissero tutto il male possibile, con un giudizio così negativo da alimentare la fantasia popolare, e la leggenda che  la si fece diventare, dopo morta, un fantasma che infestava Piazza Navona. Tra i due cognati nacque così un sodalizio, forse solo platonico, ma che comunque diede origine a malevole dicerieTutta la famiglia del papa si stabilì nel palazzo di Piazza Navona, dove Donna Olimpia si adoperò per farne un vero e proprio salotto per tutta la città, divenendo il centro del potere di Roma. Scandalizzati dai legami personali del papa con la terribile cognata, gli osservatori di quei tempi guardavano con preoccupazione ai privilegi concessi alla famiglia del nuovo papa. Già prima del conclave, avevano valutato con sfavore l’ipotesi di un pontificato in cui “potesse havere gran mano la cugnata”.

Olimpia

La Roma di metà Seicento vide emergere così Donna Olimpia in poco tempo, tanto che la statua parlante del Pasquino, suo vicino di casa, la definiva Olim pia, nunc impia” (Una volta pia, ora empia) e avvertiva coloro che avrebbero voluto recarsi a postulare alla porta della gentildonna:“Chi porta trova la porta, chi non porta non trovala porta!”. Nei primi anni del pontificato, Olimpia si dedicò soprattutto a consolidare la posizione economica della famiglia e quella personale. I donativi concessi da Innocenzo X, scrupolosamente documentati da un’inchiesta condotta sotto Alessandro VII, furono consistenti, ma in fondo non molto superiori a quelli che avevano caratterizzato i precedenti pontificati. 

Il ruolo assunto da Olimpia nella vita curiale. Sin dall’inizio del pontificato gli osservatori furono colpiti dalla abitudine di Olimpia a recarsi negli appartamenti papali e dalla pretesa di apparire in primo piano in cerimonie pubbliche. Questo presenzialismo era, allo stesso tempo, la manifestazione di un carattere prepotentemente impegnato in uno sforzo di auto-affermazione, ben colto nel busto della Maidalchini realizzato dell’Algardi nel 1646 e l’espressione di una coerente strategia che mirava a fare dei Pamphili-Maidalchini un punto di riferimento per la nobiltà romana. Però durante gli anni del pontificato Pamphilj, il reale influsso della donna sugli affari politici non può essere sopravvalutato: questa, infatti, non esercitò alcuna influenza sulle gran sulle grandi direttrici della politica europea della Santa Sede, che rimasero appannaggio dei rodati organi curiali, né, d’altra parte, avrebbe avuto gli strumenti culturali per farlo. 

Palazzo Pamphily 
a Piazza Navona
Assai importante fu invece il suo ruolo nella gestione del patronage pontificio e negli affari che più direttamente toccavano il rapporto del papa con le aristocrazie italiane. L’assegnazione di donativi e cariche di palazzo passò frequentemente per le mani di donna Olimpia, che dimostrò una rapacità forse non superiore a quella dei membri di altre famiglie papali, ma assai più malvista perchè donna e non  si accompagnava a una reale capacità di elaborazione politica.

I Bagni di Donna Olimpia. L'antico Borgo Ripa dei Pamphilj era sorto sul Lungotevere Ripa nel 1640 tra la sponda del Tevere e le case medioevali di Trastevere. Concepito fin dall’inizio con un magnifico giardino e una loggia rivolta verso il fiume. In fondo c'era, e c'è, una chiesa del 1088 dc, Santa Maria in Cappella, con una navata centrale, realizzata per la corte di Donna Olimpia su un mitreo romano. Durante i lavori di restauro sono state ritrovate preziose reliquie di San Pietro e un un bel crocifisso del Borromini. 

In quel secolo in cui le pochissime donne potenti attiravano odio e disprezzo, il Borgo Ripa assieme al Palazzo Pamphilj di piazza Navona, diventerà il regno di donna Olimpia Maidalchini.Da oltre cento anni il giardino delle delizie, conosciuto anche come i Bagni di Donna Olimpia Pamphilj era caduto nell' abbandono e solo attualmente, dopo un accurato restauro,  è rinato a nuova vita. 

l palazzo Pamphilj e Maidalchini  in Piazza NavonaDopo l’elezione del cognato-papa, Olimpia si preoccupò immediatamente della sistemazione e dell’ammodernamento del palazzo di famiglia nel rione Parione, inglobando il vecchio palazzo Pamphilj in un nuovo e sfarzoso edificio degno del ruolo che suo cognato e il suo entourage avrebbero dovuto ricoprire. Il compito di progettare un così lussuoso e simbolico palazzo fu affidato a Girolamo Rainaldi, coetaneo e già in precedenza al servizio del cardinal Pamphilj, che fu nominato dal nuovo pontefice architetto di casa e fu coadiuvato dal figlio Carlo. 
Palazzo Pamphily
a Piazza Navona
Nel 1645 Girolamo Rainaldi fu incaricato di razionalizzare le costruzioni assortite in maniera difforme in un palazzo di famiglia, la cui facciata principale guardasse su Piazza Navona. 

Il palazzo proposto doveva occupare l’intera ampiezza del blocco che fronteggiava la piazza da un lato, e guardare dall’altro quella che è l’attuale via dell’Anima.Nel 1647 Innocenzo X progettò una più degna sistemazione della piazza con la costruzione di una fontana al centro, in sostituzione della semplice vasca quadrilatera che fungeva da “beveratore delli cavalli”. Per questo motivo il pontefice fece condurre nella piazza circa 150-180 once di acqua dal condotto dell’Acqua Vergine, a conferma della grande importanza che Innocenzo X dava all’opera. Inizialmente il progetto fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo Bernini, allora in disgrazia presso il papa, riuscì a riguadagnare il favore della potente donna con uno stratagemma: fece pervenire a Olimpia (e quindi al papa) un modellino d’argento della fontana. Il pontefice, vedendo “per caso” il modellino, ne rimase entusiasta e trasmise l’ordine al Bernini.Piazza Navona, in questo modo, sarebbe diventata l’epicentro della strategia papale, tanto che la piazza fu inserita nel 1644 nel percorso dellavia papalis in occasione della presa di possesso da parte di Innocenzo X.
Santa Maria
in Cappella
I progetti e gli interventi di Girolamo Rainaldi, Borromini e Bernini, Pietro da Cortona e di altri artisti ridefinirono la piazza come “Corte dei Pamphilj”, dove si prevedeva tra l’altro di trasferire la Curia con gli uffici giuridico-amministrativi.

Anche Zanazzo ne parla..I bagni di Donna Olimpia, si chiamava così un bel palazzo con un bel giardino, con la comodità di poter fare i bagni direttamente al fiume, che Donna Olimpia Panfilj aveva a Trastevere, vicino Santa Maria In Cappella. Ai tempi in cui scrive Zanazzo, dopo la costruzione dei muraglioni del Tevere ciò non è più possibile.Donna Olimpia ci andava quasi sempre a divertirsi e afre i bagni.  Tanto è vero che a mezzanotte in punto ancora adesso, si sente la carrozza di donna Olimpia traversare ponte Sisto per recarsi al suo Palazzo.