Roma sparita

6 ottobre 2017

Roma sparita. Sogni e credenze popolari.



Come è facile immaginare, poiché l'attività onirica è connaturata all'uomo, se ne ha testimonianza sin da quando si ha notizia della specie umana.
I sogni si prestavano (e si prestano) alle più diverse interpretazioni, collegate spesso proprio con un altro aspetto che ha da sempre accompagnato l'uomo: il mondo delle superstizioni. La loro storia, praticamente, è antica quanto l'uomo: rappresentano un modo, ieri e ancora oggi, per esorcizzare la paura per i fenomeni rari, singolari e misteriosi, che non potevano essere spiegati o risolti in modo logico. 

Tutti, chi più chi meno, ricchi e meno abbienti, istruiti o con poca preparazione, da nord a sud, in alcuni momenti cedono alla tentazione di acquistare un piccolo amuleto, di toccare ferro o di cambiare strada quando incontrano un gatto nero. Si racconta, che persino il filosofo, storico e critico Benedetto Croce, morto a Napoli nel 1952, ad un certo punto, a proposito delle superstizioni, diceva: "non è vero, ma prendo le mie precauzioni". 

K. P. Brjullov (1799-1852)
Sogno di una ragazza
Con le sue innumerevoli tradizioni popolari, le numerosissime credenze locali, le suggestive usanze paesane, in Italia le superstizioni hanno trovato terreno fertile per sopravvivere ai mutamenti del tempo. Tanto da diventare un fattore di cultura e costume.

Anche Zanazzo lo conferma 
A Roma sparita è veramente curioso il significato che si dava ad alcuni sogni, e stupisce l'abbinamento di alcuni elementi fra di loro.
Tutti i sogni prevedevano riferimenti al tran-tran quotidiano e non troviamo riferimenti  spirituali, e fuori della realtà oggettiva.

Così sognare:
  • pesce, merda, fichi, acqua torbida era segno di guadagno.  
  • una serpe era segno di maldicenza o lingue cattive,
  • frati, preti, maschere e donne invece voleva dire "facce finte",
  • denti che cadevano voleva dire la morte dei parenti,
  •  l'oro era segno di povertà, 
  • l'argento invece era segno di piacere,
  • acqua chiara e uva bianca erano segni di lacrime,
  • polli, uccelli, o penne erano pene sicure, 
  •  uova erano segno di chiacchere e di pettegolezzi,
  • capelli che cadevano era segno che si sarebbe dovuto passare un grande dispiacere
  • una donna in brandelli o nuda voleva dire dare scandalo,
  • una bestia che mordeva voleva dire un dispiacere, che si doveva passare  per un affare che si stava trattando,
  • Madonne o le chiese era invece segno di malattia...

Per non parlare dei numeri! Per conoscere la loro validità epoi giocarli, si dovevano mettere sotto al cuscino, e se nella notte si fosse fatto un sogno che corrispondeva ai quei numeri, voleva dire che erano "boni" e sarebbero usciti di sicuro.
Infine c'erano credenze popolari collegate  con la  posizione in cui si doveva dormire. 
La miglior posizione era quella di mettersi dalla parte della mano destra. Si doveva stare attenti a non toccarsi la testa o  il cuore: altrimenti c'era il rischio di avere sogni brutti. 
E se si voleva essere sicuri di svegliarsi di sicuro la mattina dopo, non si doveva dormire dalla parte del cuore cioè a sinistra, per paura di travaso di sangue per cui si sarebbe morti sul colpo.
Esattamente il contrario di quello che si consiglia oggi!!!

26 settembre 2017

Leggenda sul nome del papa. Meglio cambiarlo, altrimenti porta male....


Un'altra leggenda di Roma sparita  riguardava il papa appena eletto: se costui non avesse cambiato il suo nome di battesimo si credeva che avrebbe potuto morire poco dopo la sua elezione..
Giggi Zanazzo e il nome del papa.
A Roma sparita circolava la storia di quei pontefici, che non si erano voluti cambiare il nome di battesimo, e di lì a pochi giorni dall'incoronazione erano andati a far terra per i ceci (...ito a ffa’ terra pe’ cceci...), cioè erano andati sottoterra.
Non era stato sempre così...La decisione di cambiare il nome di battesimo,  viene attribuita a un papa lontanissimo nel tempo. 
Poichè si chiamava Mercurio, nome di un dio pagano, decise di cambiarsi il nome e così quando fu eletto, nel 533, scelse di chiamarsi Giovanni II.
Il secondo papa che cambiò nome dopo l’elezione, il cosìdetto Nome pontificale, fu Ottaviano dei conti di Tuscolo che nel 956, succeduto a soli 18 anni ad Agapito II, si fece chiamare Giovanni XII.
(E fu un papa che nè combinò di tutti i colori...)
Pinturicchio (1503-1508) 
Incoronazione Pio III, Siena  
Dopo di lui tutti i successori presero l'abitudine di cambiar il loro nome. 

Il papa che non cambiò il suo nome morì presto...
Fino ad arrivare a Marcello Servio, papa con un importante... curriculum, che per dare un segnale di continuità con quanto aveva fatto da cardinale, eletto papa il 9 aprile del 1555 volle continuare a chiamarsi Marcello II.
Non cambio quindi il suo nome...
E tutte le attese originate dalla sua sensibilità religiosa, dalle sue straordinarie qualità morali e intellettuali restarono deluse: il precario stato di salute di Marcello II, fu subito compromesso dall'attivismo dimostrato e dall'assidua frequentazione delle pratiche devozionali della settimana santa.
Un grave peggioramento si ebbe già nella terza settimana di pontificato e morì improvvisamente la notte fra il 30 aprile e il 1° maggio 1555. 
Poveretto !! Erano passati solo 21 giorni dall'elezione al pontificato... 
Questo episodio fu così preso a dimostrazione della validità della leggenda popolare sul nome del papa...

2 settembre 2017

Roma sparita. Le feste delle madonelle nei rioni romani


Le domeniche dei mesi di agosto e di settembre, nei giorni di festa dedicati alla Madonna, a Roma sparita si festeggiavano le statue delle madonne e soprattutto le tante madonnelle  che si affacciavano dai cantoni delle strade di Roma.

Il culto di Maria, madre di Gesù, era molto sentito dalle donne sia aristocratiche che popolane, che spesso  trovavano nella Madonna l'unica consolazione ai tanti drammi che la loro esistenza presentava. 

E così era un'usanza popolare molto diffusa quella di rendere omaggio alla Madonna allestendo degli altarini improvvisati in tutti rioni di Roma

E sono veramente tante le feste dedicate alla Madonna:
  • Maria Madre di Dio (1º gennaio),
  • la Purificazione di Maria (2 Febbraio),
  • Maria di Lourdes (11 Febbraio),
  • la Vergine Annunziata (25 Marzo),
  • Maria Ausiliatrice (24 Maggio),
  • la Visitazione (o festività della Madonna delle Grazie) (31 Maggio),
  • la Madonna del Carmelo (16 Luglio),
  • la Madonna degli Angeli (2 Agosto),
  • la Madonna della Neve (5 Agosto),
  • l'Assunzione di Maria Vergine (15 Agosto),
  • Maria Regina (22 Agosto),
  • Natività della Beata Vergine Maria (8 settembre)
  • il Santissimo Nome di Maria (12 Settembre),
  • la Vergine Maria Addolorata (15 Settembre),
  • la Madonna della Mercede (24 Settembre),
  • la Madonna del Rosario (7 Ottobre),
  • Vittore Carpaccio: 
    Natività di Maria Vergine
  • l'Immacolata Concezione (8 Dicembre).
Festa per la nascita di Maria
In particolare nella ricorrenza dell'8 settembre (natività della Beata Vergine Maria) si celebra la nascita della Beata Vergine Maria che è l’unica, insieme a Giovanni Battista e a Gesù stesso, di cui si celebra non solo il trapasso, ma la nascita terrena
Questa festa ha origini molto lontane in quanto è stata introdotta addirittura dal papa Sergio I (687-701) nel solco della tradizione orientale. 
Alla nascita di Maria è legata la figura di Sant'Anna, madre della Vergine e protettrice delle partorienti.

Le Madonnelle  
Caratteristiche di Roma, le madonnelle sono delle piccole edicole a muro affisse agli angoli dei palazzi antichi. Se ne contano ben oltre 500, distribuite soprattutto nel centro storico, ma un tempo erano migliaia, secondo quanto risulta da un censimento condotto nel XIX secolo.
Gran parte di esse sono dedicate alla Madonna, dalla quale presero il nome, ma qualcuna raffigura anche altri soggetti sacri.
L'uso di applicare le Madonnelle all'esterno dei palazzi, soprattutto ai cantoni dei palazzi, sembra risalire addirittura al costume degli antichi romani che costruivano piccoli altari pubblici dedicati ai lares compitales, le divinità tutelari pagane che proteggevano gli incroci.

Ci racconta Gigi Zanazzo che in particolare le feste della Madonna, che cadevano nei mesi di agosto e settembre, erano molto sentite  dalle comari romane e dal popolo di Roma sparita. 

E le comari coinvolgevano i ragazzini nell'allestimento di altarini spesso improvvisati davanti  alle madonnelle,  a cui nei momenti bui, tutti si rivolgevano spesso.

Così le Madonnelle venivano addobbate con fiori freschi, con vasetti di piante fiorite, e con tanti lumini intorno per illuminarle anche di notte.
Immaginiamoci come doveva essere suggestiva Roma Sparita in queste feste...con  la colorita presenza delle popolane romane, circondate sempre dai numerosi e vocianti bimbi, ad  animare  quelle strade, piazze e vicoli dove erano poste le madonnelle. Bastava alzare lo sguardo per sentire la benevola protezione della Madonna...  

Le spese per le feste
Tutto questo comportava però una spesa straordinaria soprattutto se a pensarci erano le comari...i cui modestissimi bilanci familiari non potevano certo permettere spese extra.
Così per rifarsi delle seppur modeste spese, mettevano i ragazzini per strada con una scatoletta o con un piattino per chiedere qualche elemosina, recitando questa cantilena:

«Su vvojantri, giuvinotti,
Che mmagnate li bbocconòtti,
Che bbevete der bon vino;
Datece un sordo pe’ ll’artarino!».

[Versione
Su voialtri, giovanotti, che mangiate i bocconotti (= dolcetti di pasta frolla) , che bevete del buon vino, dateci un soldo per ogni altarino.]

3 luglio 2017

Quando d'estate piazza Navona diventava un lago...

Giovanni Paolo Pannini
Festa del Lago di piazza Navona - 1756
Oggi, passeggiando per la bellissima piazza Navona, non si può certo immaginare che in passato fosse consentito riempirla di acqua fino a farne  un lago per divertirsi e rinfrescarsi dalla calura estiva.
Lo raccontano le cronache dell'epoca, gli editti dedicati a regolamentare questa occasione speciale, ma soprattutto alcune splendidi dipinti e incisioni dedicate a questo indimenticabile spettacolo.
I romani si divertivano così... ed erano sempre pronti a partecipare ad un momento di svago gratuito.
Nonostante si possa rintracciare un interesse da parte delle autorità pontificie alla conservazione di edifici e monumenti storici di Roma, in questo caso non si trova un vero divieto per salvaguardare un luogo così importante e bello dai danni provocati da questa pericolosa tradizione.

Si inizia con papa Innocenzo X

A tuttociò aveva dato il via il papa Innocenzo X (1644-55), che aveva fatto costruire la piazza e la maestosa fontana  dei 4 fiumi, al centro della piazza da Gian Luigi Berninitra il luglio 1648 ed il giugno 1651. 
E cosi, con la piazza divenuta principale luogo di incontro della città, il 23 giugno 1652 proprio per inaugurare la nuova sistemazione, insieme alla sua potente cognata - la famosa Donna Olympia o meglio detta Pimpaccia- il papa inaugurò la consuetudine del "lago di piazza Navona",  che nei secoli contribuì alla sua fama.

Allarme infezioni e malattie
L'allagamento divenne infatti un appuntamento annuale, interrotto in qualche anno, ma proseguito fino al 1865. 
Nel 1676 subì una prima interruzione in quanto si temeva che la situazione del caldo unito all'acqua stagnante potesse provocare infezioni e malattie  . Nel 1703 però si pronunciò addirittura il medico privato del papa Giovanni Maria Lancisi che dopo attento esame sentenziò che se la piazza fosse stata preventivamente pulita, l'acqua non sarebbe stata fonte di infezioni. 

Ne parla anche Giggi Zanazzo...
A.Pinelli, I cocomerari
a piazza Navona

E così  il sabato e la domenica di agosto, la piazza si trasformava in un lagoEra una festa per tutti clero,  nobili e popolani
Prima che fosse costruito il marciapiedi e alzato il livello centrale a fine '800, la pavimentazione della piazza era concava e si prestava ad essere allagata per dare frescura nei giorni d’estate.
Grazie all'otturamento della chiavica della fontana centrale,  s'allagava tutta.

Un gran bel divertimento! La mattina ci sia andava in carrozza, o con la più modesta  carettella a due posti. 
Zanazzo ricorda che ci andava con il padre a sguazzare nell'acqua, anche per far sciacquare le ruote delle carrozze...
La domenica a questo divertimento si aggiungeva un grande palco piantato sotto palazzo Doria, accanto alla chiesa di sant'Agnese in Agone ( costruita su disegno di F. Borromini), dove si esibiva la banda dei pompieri per rallegrare gli spettatori. 

Accanto al divertimento la festa era poi anche un'occasione per il commercio. Infatti intorno al lago si mettevano i venditori di cocomero, con le loro scalette piene di cocomeri che strillavano: Correte pompieri che va a fuoco..
Non solo... c'erano anche i mosciarellari( venditori di castagne secche), i bruscolinari (venditori di bruscolini cioè semi di zucca), i mandolari (venditori di mandorle)...
E poi ragazzini che si spingevano e si buttavano nell'acqua, gente che scherzava schizzandosi in faccia: urli, strilli, risate...


28 giugno 2017

29 giugno - La Girandola, Castel sant'Angelo e la festa di san Pietro e Paolo.

Lo spettacolo pirotecnico noto come Girandola fu messa in scena a Castel Sant’Angelo a partire dalla prima metà del Cinquecento, secondo uno schema sostanzialmente costante che perdurò fino al XVIII secolo. 

Origini lontane Nato nel lontano 1481, durante il pontificato di Sisto IV (Francesco della Rovere 1471-1484),  il grande spettacolo di fuochi d’artificio, fu organizzato il 29 giugno principalmente per la festa  dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma .
In queste occasioni la stessa struttura architettonica di Castel Sant’Angelo diveniva fulcro dell’apparato pirotecnico. 
I fuochi iniziavano dai torrioni laterali per concludersi con il grande fuoco centrale, nella parte più alta della struttura. 

La girandola ha colpito l'immaginazione dei moltissimi spettatori ed è stata raccontata anche nelle pagine di Charles Dickens e nei sonetti di Gioacchino Belli (La ggirànnola der 34 ), immortalata nelle stampe di Piranesi e nelle opere dei grandi pittori del passato.  
festa della Girandola a Castel Sant’Angelo 
(G. Lauro,
acquaforte, 1624

 (Museo di Roma, Palazzo Braschi)**.

La Girandola si faceva per ogni occasione.
"La Maraviglia del Tempo", anche così era chiamata, nasce a Roma nel 1481 per volontà di Papa Sisto IV e, da quel momento in poi, viene utilizzata per celebrare i principali eventi e festività religiose dell’anno:  come la Santa Pasqua, la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo e l’incoronazione del nuovo Papa, addirittura per i loro compleanni, e per le venute dei principi.
Possiamo dire che ogni occasione era buona...
Questo singolare “prisma  pirotecnico” era un unicum nell’arte dei fuochi d’artificio e richiamava spettatori da tutta Europa, di ogni nazionalità e ceto. 
Tradizionalmente attribuita a grandi artisti come Michelangelo Buonarroti (quando lavorava per Giulio II), sicuramente migliorata e rielaborata da Bernini, andò in pensione nel 1861 dopo quasi quattro secoli.
Non si trattava di un semplice fuoco d’artificio, ma la Girandola era un evento che richiamava spettatori da tutta Europa, un appuntamento dove accorrevano stranieri di ogni grado e ceto sociale. 
Nel 1851 la girandola viene trasferita sul piazzale del Pincio.

La Girandola oggi 
Franz Theodor Aerni-La Girandola
A CastelSAngelo (Museo di roma)
1874-80
Da qualche anno, questa bella tradizione è stata ripresa e si avvale della  tecnologia per l’accensione dei fuochi. In passato servivano 100 uomini, oggi  18 tecnici e un progettista sono in grado di fare – in tutta sicurezza – il lavoro. Scrupolosamente fedeli all’antica Girandola sono le miscele dei fuochi, per garantire la brillantezza e i colori del Rinascimento. Il tutto, con tecniche complesse e grandiose come quelle del passato: 5 punti di partenza dei fuochi, oltre 400 “accelerazioni”, 600 tra “candele romane” e “fontane falistranti”.

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**L’acquaforte, eseguita dall’incisore Giacomo Lauro attivo a Roma dal 1583 al 1645, riprende lo spettacolo con una prospettiva frontale dalla piazza di Ponte. L’incisione assume particolare valore nella documentazione del torrione costruito da Alessandro VI (Rodrigo Borgia 1492-1503), poi demolito nel 1628 da Urbano VIII (Maffeo Barberini 1623-1644), evidente oltre il ponte Sant’Angelo, ancora decorato dalle sole statue dei Santi Pietro e Paolo

20 giugno 2017

23-24 giugno - La notte delle streghe a piazza San Giovanni

Il 24 giugno è la festa di San Giovanni Battista,  patrono  di Roma. 
E a Roma sparita era festa grande.
La festa aveva inizio la notte precedente, il 23 giugno, la famosa « notte delle streghe»
Religione e superstizione si intrecciavano in questo ricorrenza molto sentita dal popolo romano.
La notte più breve dell'anno
Quella fra il 23 e il 24  giugno è la notte più breve dell'anno, in quanto  comincia l’estate, Il solstizio d'estate il sole raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso. Tutte le leggende si basano su questo evento considerato magico e sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità popolare con una festa.


Porta san Giovanni 
verso via Appia Nuova
(incisione di G.B. Piranesi, 1748)
La notte delle streghe 
Secondo le tradizioni popolari, si credeva che le streghe in quella notte magica si dessero appuntamento nei pressi della basilica per un  grande Sabba e andassero in giro per la città a catturare le animeLe streghe venivano chiamate a raccolta dai fantasmi di Erodiade e Salomè, dannate per aver causato la decapitazione di san Giovanni.

Riti per tenere lontane le streghe
Curiosando nei testi di Giggi Zanasso. Durante quella notte magica, venivano fatti falò per tenere lontano il male. Parecchi poi erano i rituali seguiti contro le stregheE le comari di Roma sparita raccontavano che se la strega voleva entrare doveva prima contare  tutti gli zeppi della scopa o i grani del sale. E se sbagliava doveva ricominciare da capo!!
Anche la croce era un elemento che spaventava le streghe, che in alternativa utilizzavano  la cappa del camino.. e allora anche qui si faceva la croce con le molle e la paletta incrociate, oppure si otturava.
La paura delle streghe era infatti tanta.. e così insieme a lanterne e torce,il popolo si portava dietro bastoni fatti a forcina, scope, teste d'aglio e quelli che potevano si profumavano con la spighetta cor garofoletto.
Prima  della festa, si andava in parrocchia a prendere una boccia d'acqua santa appena preparata: perchè  ai tempi di Roma sparita l'acqua santa aveva una scadenzaquella stantia non era più buona !!
Con quest'acqua, prima di uscire da casa ci si doveva benedire i letti, la porta e la casa stessa.
Prima di dormire poi si diceva due volte il Credo, e ogni parola si doveva replicare per due volte. Io credo, io credo, in Dio padre, in Dio padre, ecc., e così per le altre preghiere..
G. Vasi, Basilica di San Giovanni 
(sec. XVIII)
Si credeva che questo doppio credo era veramente il massimo per tenere lontane le streghe.

Che la festa cominci  
Si partiva in massa da tutti i rioni di Romaal lume di torce e lanterne, per arrivare a San Giovanni in Laterano per pregare il santo ma anche per mangiare le lumache nelle osterie e nei baracchini allestiti sulla piazza appositamente per questa festa. 
Le donne protagoniste della festa
E in passato le vere protagoniste della festa erano le donne, spesso vestite con abiti maschili che, in quanto colpevoli del martirio del santo, non potevano entrare nella basilica e si fermavano davanti alla basilica provocando gli uomini e chiedendo loro una "mancia". 
Si mangiavano le lumache 
Le lumache avevano un significato simbolico, poichè le loro corna
rappresentavano discordie preoccupazion, quindi mangiarle significava distruggere le avversità. 
E a proposito delle lumache ...c'era anche chi se le portava cucinate da casa, perchè non si fidava dello spurgo che facevano gli osti romani. 
Come di consueto nelle osterie di Roma sparita, si serviva anche  solo il vino mentre il cibo veniva prima cucinato in casa (chi non conosce ancora oggi le famose fraschette dei Castelli romani!!!).
Roma nell'Ottocento - venditori di lumache
a piazza san Giovanni
Ancora al tempo in cui scrive Giggi Zanazzo, il giorno di san Giovanni si usava fare un pranzo fra i parenti, con i compari e le commari, anche per fare in modo che se c'era un po' di ruggine fra di loro, potessero rifare pace con una buona mangiata di lumache.

Sempre Zanazzo ci racconta di un altro luogo di incontro fuori porta san Giovanni, nei pressi della fonte dell'Acqua santa sulla via Appia, alla Salita degli Spiriti,era l'osteria delle Streghe dove si andava a cenare.
E la cena spesso finiva con pesanti litigiin quanto gli osti riciclavano gusci di lumaca, cioè gusci vuoti, il cui contenuto era stato già mangiato dai clienti venuti prima....
E.F.Roesler
 L'alba alla festa di san Giovanni.
La festa in piazza san Giovanni in Laterano
Per la festa l'imponente piazza San Giovanni si riempiva di tantissima gente, si mangiava e si beveva in abbondanza e soprattutto tanto rumore invadeva questi luoghi: trombe, trombette, campanacci, tamburelli e petardi di ogni tipo venivano suonati per impaurire le streghe, affinché non potessero cogliere le erbe utilizzate per i loro incantesimi. 
Tutto ciò costituiva un problema per l'ordine pubblico e così le autorità vietarono spesso di andare nei luoghi disabitati (ad es. Monte Testaccio) mentre, veniva consentito il bagno al Tevere, per le proprietà taumaturgiche date dal santo alle acque. 
Tutto questo baccano durava fino all'alba. 
Allora la festa si concludeva, quando dopo lo sparo del cannone di Castello, il papa si recava a San Giovanni per celebrare la messa, e dalla loggia della basilica gettava monete d’oro e d’argento, scatenando così la folla presente.

13 giugno 2017

13 giugno - la festa di Sant' Antonio e il trionfo delle fragole

A. Pinelli, Il trionfo delle fravole (fragole)
Il 13 giugno si festeggia sant'Antonio da Padova, che a Roma sparita era anche il protettore dei cosìdetti fravolari, cioè dei venditori di fragole.

Storia di sant' Antonio
Antonio nacque a Lisbona. Canonico regolare, poi francescano, predicò dappertutto, nel Portogallo prima, poi in Italia, nutrendo le sue parole con la dottrina delle Sacre Scritture. 
Professore di teologia e nello stesso tempo predicatore, combatté l'eresia con estremo vigore e con una eccezionale forza di convinzione. 
Morì a Padova il 13 giugno 1231 all'età di 35 anni in concetto di santità. All'indomani della sua morte innumerevoli miracoli fecero sì che egli fosse invocato dai fedeli come un infaticabile taumaturgo.



Non è chiaro perchè sant'Antonio fosse stato scelto a Roma come il protettore di quanti raccoglievano e vendevano fragole. 
Certamente non c'è attinenza fra la sua storia e le fragole. 
San Antonio infatti ebbe un'attività volta soprattutto a pacificare le lotte, a reprimere l'usura a liberare i prigionieri e a convertire i malvagi, nulla quindi a che vedere con le fragole o con altre categorie che lo vedevano come santo protettore (vedi calzettari e sartori).
E' probabile che la devozione al taumaturgo di qualche fravolaro abbia determinato la scelta del protettore.

Le fragole


Roma, venditore di fragole fresche
La storia della fragola in Europa, per secoli è rimasta legata alla raccolta dei piccoli frutti delle piante spontanee del sottobosco, o di sporadiche coltivazioni.Questo frutto era conosciuto e apprezzato già dall’uomo preistorico, come testimoniano alcuni reperti rinvenuti in zone montagnose e lacustri dell’Europa centro-occidentale.
Nella Bibbia, nelle favole mitologiche e in alcuni dei più antichi trattati di medicina e botanica, si trovano elogi e menzioni di questo prelibato frutto 
La vera coltivazione è iniziata dal 1623 quando furono importate in Francia, dall’America del Nord,  e, nel 1712 dal Cile, specie che producevano frutti molto più grossi. 
Insomma dalla fine del 1600, pur trattandosi sempre di materiale originato nei boschi, si iniziò a dare un senso “orticolo” alla
pianta, anche se utilizzata prevalentemente come elemento iconografico e di prelibatezza della tavola. Si può quindi affermare che la fragola coltivata è una coltura degli ultimi trecento anni.

Curiosando nei testi di Giggi Zanasso.  A Roma sparita il 13 giugno si celebrava Sant'Antonio da padova, anche come protettore dei fravolari. 

La festa dei fravolari 

La festa era chiamata il trionfo delle fragole, perchè dedicata a questo frutto dolce come il nettare e molto amato dai romani fin dai tempi antichi. 

Tutti i raccoglitori, i venditori e le belle venditrici di fragole invadevano le piazze e strade di Roma, portandosi dietro ceste piene di frutti coloratissimi

Pierre Auguste Renoir, Fragole
Per festeggiare Sant' Antonio e le fragole si seguiva un rituale fisso

Un fravolaro portava sulla testa un gran canestro fatto come un trionfo, tutto guarnito di fragole e arricchito intorno con tanti canestrini inargentati con la carta e pieni appunto di fragole.
Il cima al trionfo si innalzava la statuetta di san Antonio, che era proprio il protettore dei fravolari (=fragolari).

Seguiva la statuetta un corteo composto da tutti i fravolari vestiti a festa. Si  cantava al suono del tamburello tanti ritornelli tutti in onore di sant'Antonio e delle fragole.

Questa processione partiva da piazza Campo dei fiori, sede di uno dei più importanti mercati di Roma, e passava per le più belle strade e piazze di Roma.