Roma sparita

24 maggio 2016

Il caffè del Veneziano a Piazza Sciarra

Il caffè più antico di Roma, aperto nel 1725, si trovava all'angolo di palazzo Sciarra, nell'attuale via del Corso.
Era situato dove attualmente c'è la sede della Cassa di risparmio di Roma a Palazzo Sciarra - via del Corso, 239 - rione Trevi.

Palazzo Sciarra.
Costruito verso la fine del XVI secolo per la famiglia Sciarra, su progetto dell'architetto milanese Flaminio Ponzio, conserva ancora le linee cinquecentesche. La facciata presenta un bellissimo portale, un tempo incluso tra “le quattro meraviglie di Roma" con balcone sostenuto da colonne doriche, attribuito in passato ad Antonio Labacco ed anche al Vignola.


Nel Settecento il cardinale Prospero Colonna promosse l’adeguamento del palazzo allo stile dell’epoca. Al rinnovamento architettonico e pittorico partecipò anche l’architetto Luigi Vanvitelli, amico del Cardinale, che ne progettò la ristrutturazione.
La Libreria domestica, la piccola Galleria, il Gabinetto degli Specchi, sono alcuni degli ambienti nati da questi interventi, che accrebbero il valore storico ed artistico del palazzo. 
Palazzo Sciarra
Tra il 1882 e il 1898, nell’ambito dell’allargamento del Corso, il Palazzo fu ridimensionato con la realizzazione del Teatro Quirino e della Galleria Sciarra. Passato successivamente attraverso vari proprietari, nel 1970 l’edificio venne definitivamente venduto alla Cassa di Risparmio di Roma.

Il Caffè 

Il caffè si componeva di tre stanze riunite con archi, sulla piazza (lo slargo che ospitava questo palazzo era diverso rispetto ad oggi), ed una sulla via del Caravita e di due camerini, uno nella stessa via ed uno interno, attraverso il quale si accedeva entrando nel cortile del palazzo, di proprietà dell' ospedale di S. Giacomo. Al caffè erano annesse, negli ammezzati, tante camere quante ne corrispondevano al pianterreno. Fino al 1800 la pigione che si pagava per tutti quei locali era di cinque scudi mensili
Ovviamente non esistevano le attuali macchine, il caffè si mesceva nel bicchiere, ed un solo cucchiaino serviva a tutti. Alle finestre ed alle vetrine non v'erano vetri, come spesso accadeva, ma impannate di cotone bianco.

I sedili erano canapè di legno impagliati, ed i locali erano illuminati la sera, fino massimo alle due di notte, con lampade di vetro a forma di cipolla sostenute da viticci di vetro e nelle quali ardeva un solo lucignolo. Sul bancone invece erano accese due grandi lucerne di ottone a quattro becchi, di quelle che ancora ricordano le forme etrusche.

G.Vasi, Palazzo Sciarra
nel sec. XVIII
Dopo il 1800 la pigione andò gradatamente aumentando, in guisa che nel 1868, quando fu chiuso, per tutti quei locali si pagavano cento scudi mensili di pigione.

La licenza

Nello stato pontificio l'apertura di un esercizio commerciale imponeva il rilascio di una patente, oggi si parlerebbe di una licenza. 
Nel caso del Veneziano la patente per l'esercizio non era intestata Caffè, bensì Acquafrescaio. Infatti nel locale si vendeva il caffè, ma sopra tutto si vendevano bibite di limone, di arancio e di acetosa ( bevanda fatta con acqua e infusione di aceto e zucchero).
Il caffè del Veneziano non era solo il più antico, ma forse l'unico di Roma in quei tempi; più tardi ne fu aperto un altro presso l'arco dei Carbognani, e in seguito vennero il Caffè degli Specchi a piazza Colonna; quello degli Scacchi al Corso, verso il palazzo Verospi, ora sostituito da un'oreficeria; quello detto del Greco, a via Condotti; il caffè delle Case Bruciate ed il Caffè Petracchi a San Carlo al Corso; uno a piazza di Spagna, detto Baiocco ; uno a Montecitorio, e così via via.
 Pianta del Nolli
(1747)
Particella 302


I proprietari
Il caffè fu condotto da principio dalla famiglia Napoleoni, romana, poi da un certo Casini e da ultimo dalla famiglia Ricci, che lo tenne per altri centoventi anni. Il nome di Caffè del Veneziano lo assunse nel 1745, quando ai Ricci si associò un Veneziano, che dalla città delle lagune portò in Roma gli usi veneziani, o, più tosto, orientali, intorno al modo di preparare e mescere il caffè, di cui l'uso a poco a poco divenne universale, sostituendosi in gran parte nelle alte classi della società alla cioccolata, e nelle classi inferiori, al vino ed all'acquavite. 

Lettura delle gazzette romane (1)
Come avveniva a Venezia, nel caffè del Veneziano s'introdusse l'uso di leggere le gazzette. Il più antico dei giornali di Roma era il Kracas (Diario), che aveva preso quel nome dal suo editore e che si pubblicò la prima volta il 5 agosto 1716 all'epoca dell'ultima guerra contro i Turchi combattuta da Giovanni Sobieski; le Notizie del Mondo, giornale che comparve in Venezia ed ebbe molto credito e la Gazzetta di Fuligno, diario settimanale che in breve acquistò molta diffusione. 
Ma il carattere speciale di questo caffè fu quello di essere il ritrovo di tutte le persone dell'alta società, degli uomini di spirito, delle dame eleganti che vi andavano unicamente a prendervi sorbetti, e degli abati che ad esse facevano la corte.
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1) Il caffè del Veneziano viene citato anche da G.G.Belli nel sonetto "Le notizzie de l’uffisciali", dove si parla del Cracas. La Stamperia del "Cracas e gabinetto de’ fogli" era proprio in Piazza di Sciarra.