Roma sparita

14 febbraio 2018

Tanti maritozzi per la Quaresima e per la Festa degli innamorati

Durante la QuaresimaRoma sparita, la Chiesa imponeva l'’osservanza di digiuni severissimi in segno di penitenza
E quando la sera si diffondeva per le strade il suono delle campane, che annunciavano l'inizio del periodo quaresimale, tutto il popolo aveva pronto un proverbio: "la campana suona a merluzzo". 
Digiuno per la quaresima
In quei lunghi 40 giorni di quaresima a Roma sparita aumentava il consumo del baccalà, e del pesce.
Per chi se li poteva permettere! 
Tutti si dovevano astenere assolutamente dal consumare carne. 

Dieta dei poveri
Per il popolino la quaresima non era un problema, visto la penuria  di alimenti ricchi e sostanziosi, che non comparivano quasi mai nella sua dieta e della carne, riservata alle grandi occasioni, naturalmente  quella ovina e le viscere dei bovini; a Roma poi si produceva formaggio pecorino, ricotta e latte. 
Accanto al pane La dieta dei poveri era perlopiù fatta di vegetali, come quelli che nascevano spontanei nelle campagne e negli orti addossati alle porte di Roma o nelle tante Ville, e che venivano raccolti dai romani. 
Non dimentichiamo che la cicoria era (ed è) una verdura tipicamente romana e nasce spontanea ai margini di sentieri, campi coltivati, terreni incolti, zone a macerie e ambienti con ruderi,  praterie ma anche in aree abitate dall'uomo. Così si poteva cogliere magari passeggiando a Villa Borghese o ancora durante una gita ai Castelli.

per aggiungere proteine si poteva mangiare una frittata, dei legumi .
Il prezzo del pane poi era calmierato perchè anche questo era la base della dieta dei poveri... 
Non mancava mai un bel bicchiere di vino [...]  dei Castelli...

Proprio a causa della povertà erano periodiche erano le distribuzioni di minestre per i poveri , soprattutto nei mesi invernali e primaverili, quando non si trovava più grano e farina di frumento per masse di “miserabili”   e famiglie di braccianti disoccupati.

Dieta dei ricchi
Invece per i ricchi, i nobili e i cardinali  il digiuno imposto in quaresima era un bella rinuncia! 
Una deroga a questo stretto regime alimentare era concessa solo agli  anziani e ai malati, previo permesso scritto da parte del medico e del parroco, era loro concesso  di mangiare uova,  formaggio e la stessa carne
E così grazie a qualche moneta si riusciva ad aggirare l'ostacolo e spesso a mantenere il regime alimentare solito...
Ci racconta il periodo della quaresima il poeta romanesco G.G.Belli nel sonetto: Er primo giorno de quaresima..
Addio ammascherate e carrettelle, pranzi, cene, marenne e colazione, fiori, sbruffi, confetti e carammelle. 
[Versione. Addio a mascherate e carrozzelle, merende e colazioni, fiori, spruzzi, confetti e caramelle.]

C'era però anche chi era ligio a quanto imponevano i divieti emanati dalle autorità ecclesiastiche: per questi rimanevano soltanto i ceci e il baccalà, per chi, come già detto,  se lo poteva permettere... vista la povertà in cui viveva  il popolo, per il quale era quaresima tutto l'anno. 

I maritozzi  
Un'usanza prettamente romana era il  maritozzo (2), dolce tipico romano, che si usava mangiare in alternativa, proprio in questo periodo, perlopiù a cena. 
E qualcuno era così devoto... da mangiarsene chissà quanti anche durante il giorno..
Almeno così ci riferisce, con la sua arguzia tutta romanesca, Giggi Zanazzo, nei suoi "Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma" .

Simboli dell'amore
Un'altra usanza, che ci può far pensare all' attuale festa degli innamorati era quella di regalare il primo venerdì di marzo il «santo maritozzo» alla propria fidanzata, dalla forma «trenta o quaranta vorte ppiù ggranne de quelli che sse magneno adésso; e dde sopre era tutto guarnito de zucchero a ricami». 
[...trenta o quaranta volte più grande di quelli che si magnano adesso; e di sopra era tutto guarnito di zucchero a ricami]
Roesler F., Prati di castello
Sul maritozzo ci potevano essere disegnati due cuori intrecciati, oppure due mani che si stringono, o un cuore trafitto da una freccia  («dù cori intrecciati, o ddù mane che sse strignéveno; oppuramente un core trapassato da una frezza»). Tutti simboli che si usavano nelle lettere scambiate fra innamorati. 
Dentro al maritozzo, qualche volta, ci si metteva dentro come dono un anello o altro oggetto d'oro. L'origine  del nome e' sicuramente una deformazione del nome marito...
In una canzoncina in uso a Roma sparita si diceva:

«Oggi ch’è ’r primo Vennardì dde Marzo,
Se va a Ssan Pietro a ppija er maritòzzo;
Ché ccé lo pagherà ’r nostro regazzo».
E dde ’sti maritòzzi:
«Er primo è ppe’ li presciolósi;
Er sicónno pe’ li spósi;
Er terzo pe’ l’innamorati;
Er quarto pe’ li disperati».
«Stà zzitto, côre:
Stà zzitto; che tte vojo arigalàne3
Na ciamméllétta e un maritòzzo a ccôre».

[Versione. 
Oggi che è il primo venerdì di Marzo,
si va a San Pietro a prendere il maritozzo
che ce lo pagherà il nostro ragazzo
E di questi maritozzi:
"il primo  è per chi ha fretta
il secondo è per gli sposi, il terzo per gl'innamorati
il quarto per i disperati
stai zitto, cuore
sta zitto che ti voglio regalare
una cimabelletta e un matirozzo fatto a cuore"]
E infatti certi maritòzzi in quel periodo erano fatti a forma di cuore.

Racconta Zanazzo (2)
Così i maritozzi per Zanazzo sono "pani di forma romboidale, composti di farina, olio, zucchero e talvolta canditure o anaci o uve passe. Di questi si fa a Roma gran consumo in quaresima, nel qual tempo di digiuno si veggono pei caffè mangiarne giorno e sera coloro che in pari ore nulla avrebbero mangiato in tutto il resto dell’anno."

Ancora Zanasso riferisce che a Roma sparita i ragazzi e le ragazze insieme alle minenti, cioè  popolane arricchite sempre molto vistose, che ci tenevano moltissimo ad esporre il loro status, andavano tutti a san Pietro ogni venerdì di marzo e con la scusa di sentire la  predica di qualche predicatore quaresimale , facevano conversazione, facevano l'amore e mangiavano proprio i maritozzi
E chi ci  andava acquistava l'indulgenza. Tutti i venerdì anche il papa era lì, accompagnato dai cardinali che lo seguivano due alla volta, poi le guardie nobili, dagli svizzeri e anticamente dalle guardie urbane  (dette capotori).
 Arrivato a san Pietro si inginocchiava a rimaneva a pregare qualche mezz'ora. 

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(1) Attualmente questo dolce è costituito da pane morbido preparato con pinoli, uva e scorzetta d'arancia candita e eventualmente tagliato in due, per lungo, lo si completa con panna montata. 
(2) E sono stati immortalati nel 1851 da Adone Finardi, che scrisse in dialetto romanesco un poemetto dal titolo «Li maritozzi che se fanno la Quaresima a Roma». E marittozzi compaiono pure nella famosissimo sonetto di GG Belli " Er padre de li santi" .