Roma sparita

29 febbraio 2012

Roma sparita. Superstizioni e rimedi per l'infanzia (2)

Nella Roma sparita non erano molte le conoscenze medico-scientifiche. E nel caso delle malattie che potevano colpire l'infanzia, le cui cause erano perlopiù sconosciute,  si pensava subito  a qualche gesto scorretto della mamma,  alla cattiva alimentazione e.......... (molto spesso) a forme di magia nera o di malocchio provocate da persone invidiose e che forse non potevano avere bambini.


Menomale che c'erano le nonne, le comari a suggerire rimedi naturali per alleviare i problemi e le malattie tipiche dell'infanzia.  
I capelli. Può sembrare strano ma proprio questi erano i primi elementi da cui si poteva capire se  i bambini stavano male !! infatti quando stavano dritti e non si potevano pettinare, ed erano duri e arsi come la stoppa allora ci si doveva preoccupare. 
Calore e stitichezza. Si dovevano fare i lavaggi (lavativi) all’intestino con un acqua in cui era stata bollita per un ‘ora un soldo di trippetta, quella che si dava al gatto, per intenderci. Quest’acqua portava via il calore di cui soffrivano più le femminucce che i maschietti.  
Per chi soffriva di stitichezza una mano santa era costituita dalla triaca, di cui si è parlato[...]
Mal di stomaco. Era piuttosto comune che i neonati faticassero a digerire il latte. Bastava allora scaldare due dita d’acqua con un po’ di zucchero, qualche cucchiaino e la digestione migliorava.
Per rinforzare, tenere lontani i vermi e tanti altri mali era benfatto comunque tenere una collana di aglio intorno al collo. L’aglio infatti diceva la buonanima della nonna ci salva da mille malanni.
La rufa in testa. Spesso sulla testa dei neonati si potevano trovare delle crosticine simili alla forfora.  Non si dovevano assolutamente levare per non fare del male al cervelletto. Però per ammorbidirle si poteva ogni mattina ungerle con un po’ di olio di mandorle dolci. Quando poi si chiudeva il cervelletto, la cosidetta rufa cadeva da sola.
Altro rimedio consisteva  nel prendere qualche foglia di pesca e farla bollire nell’olio di oliva dentro una pentolino. Quando le foglie si ingiallivano, si buttavano e con l’olio rimasto si ungeva la creatura sulla testa la sera e la mattina.
Il sonno delle creature . A tale scopo utilissimi erano i semi del papavero, messi a bollire in un pentolino con acqua e poco zucchero, oppure con olio di mandorla dolce.
Dopo la bollitura si formava uno sciroppetto, che si faceva bere nella dose di uno o due cucchiaini alla creautura, che non prendeva sonno.
I vermi dei bambini. Dal numero dei rimedi suggeriti per i vermi, sembrerebbe che la malattia fosse parecchio diffusa. Spesso i bambini crescevano male, ed erano affetti da prurito anale  e colichette. Ovviamente la promiscuità aiutava la diffusione della malattia.  
1° rimedio. Limone messo in un cucchiaio di olio buono, mischiato con un altro cucchiaio pieno di farina di grano. Si doveva sbattere tutto e darne un cucchiaino a digiuno per tre mattine.
2° rimedio. La sera gli si poteva dare una cartina di erba santonina in un dito di vino buono: la santonina (artemisia santonica) era un'erba di cui i semi e le punte si adoperano come vermifughi. La mattina dopo un pochino di olio di ricino e di mandorla dolce. La santonina serviva pe ammazzare i vermi e l’olio per cacciarli fuori.
3° rimedio.Poteva fare bene anche qualche cucchiaio di erba corallina bollita.
4° rimedio. Gli faceva bene mangiare una pappetta cotta coll’aglio e olio.
5° rimedio. Altra mano santa era ungere i polsi, la testina, le narici, il petto, il collo e l’ombellico con un po’ di vino tenuto in fusione per una giornata sana con l’aglio e la canfora dentro un tegamino di coccio.
6° rimedio. Infine il cosidetto semesanto (cioè Artemisia maritima), cioè una pianta erbacea aromatica con foglie frastagliate e piccoli fiori gialli. Si tratta di un efficace vermifugo che veniva spesso usato dalla farmacopea del passato, ma che trova innumerevoli applicazioni anche nell'erboristeria odierna.
Appena la creatura li prendeva si poteva dire guarita.

Un particolare interessante.Nella Roma sparita doveva era così comune la circostanza che i preti avessero figli che, riferisce Zanasso,  ai figli dei preti gli si diceva: "Beati vojantri che arméno nun patite de’ vèrmini: sete de seme-santo!"[Betati voi che almeno non soffrite della malattia dei vermi: siete di seme santo]
La tosse. Serviva un soldo di radica d'artera(?), un po’ di papavero, gomma in polvere, zucchero e si faceva bollire mischiata al latte in una pila di coccio.
Si doveva dare al piccolo per tre sere.

Oppure con la carta straccia bucata ben bene, messa sul fuoco a riscaldare si doveva ungere con sego o burro e applicare sul petto della creatura. In tre sere la tosse e il raffredore passavano.
La tosse asinina o convulsa.  Per guarire da questa fastidiosa malattia, si utilizzava questo metodo: si mettevano a bollire insieme 4 cipolle e 4 bicchieri di latte, in modo di ridurrre il liquido ad un bicchiere. Allora si prendeva una cipolla, si spaccava in due e si applicava sul collo della creatura. L'altra mezza si metteva sulla bocca dello stomaco. Si continuava con gli impacchi utilizzando le altre tre cipolle per sei ore di fila. 
Intanto anche il latte si faceva bere a cucchiaini.Garantito un giovamento immediato!!
Per guarire le creature rachitiche. Si doveva far bollire una fetta di midollo di porco maschio, insieme al fondo del vino in un pentolino di coccio nuovo.
Quando il tutto aveva bollito parecchio, si trasformava in un unguento con il quale si facevano delle applicazioni sulle giunture del bambino, fino alla completa guarigione del rachitinismo.
Per distrarre le ceature quando si fanno male. Ieri come oggi, avveniva che spesso i bambini si facessero male. E cominciavano a strillare come anime dannate.  Allora per farle ridere e distrarre gli si prendeva la parte indolenzita, gli si strofinava sopra con la mano e gli si diceva:
"Guarisci, guarisci, il gatto ci piscia, il gallo ci ha pisciato; è guarito l'ammalato".[Guariscia guariscia,Er gatto ce piscia, Er gallo cià ppisciato;È gguarito l’ammalato!»].